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Eccoci alla nuova performance editoriale dei fratelli Attilio e Luca Speciani, che dopo "Prevenire e curare la depressione con il cibo", di cui abbiamo parlato in autunno, si ripresentano attraverso "Il nuovo guarire con la natura" (Edizioni Gribaudo, Savigliano-CN, 2006, pp. 384), riedizione molto aggiornata di un manuale di vent’anni fa. Una breve premessa teorica (una sessantina di pagine) fa da apripista all’elenco in ordine alfabetico di tutti i possibili malanni o necessita’ che ci possano capitare (dall’Accrescimento, Acetone, Acne fino alla Vista e alla Voce bassa), per ognuno dei quali sono indicate le possibili cure che prescindano da quelle della corrente medicina ‘chimica’. Questa non e’ una dichiarazione di guerra ai farmaci usuali (dei quali anzi, in alcuni casi, viene raccomandata l’assunzione), ma un sensato suggerimento a rivolgersi anche ad altri rimedi, e soprattutto a cure preventive, piuttosto che correre in farmacia a far scorta di effetti collaterali (oggi, grazie a un governo lungimirante, anche al supermercato: ho fatto spese natalizie, e la cassiera senza mia richiesta mi ha consegnato un buono da 100 punti “parafarmaceutici”). Gli autori insistono sul fatto che una malattia, per quanto localizzata in una parte specifica del corpo, è spesso indice di un malessere globale, talvolta anche psichico: e che il suo insorgere può essere impedito con uno stile di vita sano e quella corretta alimentazione su cui gli Speciani hanno insistito in precedenti pubblicazioni. Le esperienze fatte con centinaia di sofferenti di intolleranze alimentari li hanno convinti che non esistono cibi veramente ‘velenosi’ e da escludere del tutto, ma che tutto puo’ far male se assunto in dosi smodate (che variano da individuo a individuo), e che il segreto del benessere sta nella “rotazione” di tutte le sostanze nutrienti. Importante è pure (e qui noi podisti tiriamo un bel sospiro di sollievo) l’attivita’ fisica regolare, fattore essenziale per la messa in moto del metabolismo; se poi sapremo astenerci (o fare uso moderato) dei “cibi-spazzatura” che il supermercato ci offre accanto alle bersan-medicine, in modo da non scatenare troppo l’insulina, otterremo anche il piacevole sottoprodotto di non ingrassare, oltre ad essere meno soggetti a malattie e infortuni in genere. Cio’ sia detto anche prescindendo dalle teorie storico-antropologiche cui gli Speciani sono affezionati, e secondo le quali il nostro organismo sarebbe ancora in gran parte quello dell’uomo paleolitico: cosa che mi ha sempre lasciato perplesso, ma su cui non oserei discutere in termini medici. Certo è che la raffinazione degli alimenti (farine, zuccheri ecc.), tipica dell’epoca attuale, non va secondo natura; e che la presenza della chimica è fin troppo ossessiva, per non farci desiderare un salutare ritorno a un passato più a misura d’uomo (quello cui tendono anche le “terapie della nonna”, costantemente indicate dagli autori, e che spesso sono state travasate in farmaci ben più costosi). Il discorso si sposta anche sugli integratori, non quelli industriali che nel podismo amatoriale hanno trovato la Mecca (o dovremo usare l’espressione di Gianni Brera, la barca de cojoni?): ma le vitamine (raccomandabile, a evitare rischi di sovradosaggio da vitamina A, il betacarotene), i minerali e gli oligoelementi, il cui assorbimento è facilitato se combinati in sali organici. La panacea, stando agli Speciani, sarebbero gli oxiprolinati o pidioni , che infatti sono ampiamente raccomandati, quasi per ogni tipo di disturbo. Più tradizionale l’impiego delle erbe, o meglio, la fitoterapia, sia nelle arcinote forme dell’infuso, del decotto e del cataplasma (cioè l’applicazione diretta di una ‘pappina’ sulla parte dolente: questi sistemi si imparentano alle ricette della nonna), sia nelle più innovative cure con derivati dalle gemme o con la cosiddetta tintura madre. Anche qui, a giudicare dalla frequenza con cui viene consigliato, si direbbe che esista un rimedio quasi universale, l’olio essenziale di melaleuca alternifolia, o per dirla in inglese Tea tree oil, un antibiotico naturale. Il discorso scivola sull’omeopatia, il cui meccanismo d’azione può considerarsi ignoto, dal momento che non si capisce bene che effetto possano dare sostanze diluite anche mille volte (cioè: una goccia mescolata a 99 di alcool, e poi una goccia del composto ottenuto mescolata ad altre 99 gocce, e così per dieci, cento, mille volte); eppure gli autori garantiscono che funziona, e addirittura (pag. 58) “più alta è la diluizione, più il rimedio è potente” (qui si trascrive, non si avalla!). Nè mancano pagine dedicate all’agopuntura (in particolare, a quella superficiale, una punzecchiatura senza vera perforazione, su cui troviamo un ‘fai-da-te’ a pp. 67-8), all’agopressione e al massaggio zonale (della mano, del piede ecc.). Si passa poi all’elenco alfabetico delle varie patologie, secondo una consuetudine usuale nei precedenti volumi di “curarsi con le erbe” e simili. Per quanto può interessare di più a noialtri che (come diceva il mio fisioterapista) “ci avveleniamo da soli” (correndo), e poi andiamo dagli specialisti per guarire ma soprattutto per continuare ad avvelenarci senza pagar dazio (e sarebbe ora che agli ambulatori fisiatrici fosse annesso uno studio psichiatrico, a evitare certi casi pietosi degli ultimi anni e mesi, che qualcuno scambia per esemplari modelli di sportivita’ da imitare), trascelgo alcune tipiche ‘malattie professionali’, cominciando dall’anemia, per la quale si raccomanda carne rossa cruda, condita al limone lontano dai pasti, gli oxiprolinati di ferro, e varie erbe, dal rosmarino e prezzemolo “della nonna” fino al fieno greco (ma non si parla del miglio e dei fiocchi d’avena, che consumai in dosi … da cavallo durante un paio di personali anemie). Per le distorsioni e slogature, provate ad applicarci sopra foglie sbollentate di cavolo, o alternare immersioni in acqua caldissima e acqua ghiacciata, o spalmarci della tintura di arnica (rimedio sia degli omeopati sia della nonna - come era nonna Madame Jacquemod di La Thuile, che mi suggerì l’arnica in anni ormai favolosi, insegnandomi anche il metodo per estrarre l’olio dai fiori). Per restare in val d’Aosta, i dolori articolari si riducono con massaggi al grasso di bue e grappa (altrove ci si applica anche una frittata calda!), augurandosi poi un sollievo organico con la tintura madre dell’“artiglio del diavolo” (Harpagophytum procumbens), o col ribes nero. Le vesciche sono ugualmente curabili col grasso di bue (efficace, dicono, anche come ‘preservativo’ – e non pensate male…), o colla tradizionale perforazione mediante ago e filo (da lasciare, quest’ultimo, in sede), e disinfettabili mediante tintura madre di calendula. Quanto poi ai malanni indiretti di noi podisti, ad esempio le malattie da raffreddamento, gli Speciani offrono vari rimedi: ai soliti oxiprolinati (specialmente di rame) e olio di tè, si aggiungono la rosa canina, il ribes nero, il propoli e massicce scorpacciate di aglio. Quell’aglio che può venir buono (come informa l’Indice dei rimedi alle pp. 379-382, dove i singoli elementi o prodotti sono elencati con le rispettive indicazioni terapeutiche) anche a sistemare valori sballati di colesterolo, oppure (è l’ultima ricetta del libro), da solo o mescolato con cipolla in una tintura alcolica, per recuperare la voce che se ne è andata. Naturalmente, per garantire sull’efficacia di queste ricette, bisognerebbe averle provate: auguriamoci di averne bisogno il meno che si può (gli Speciani danno suggerimenti persino per il cancro, se non altro per ridurre gli effetti dannosi delle cure convenzionali), ma una volta che ci capitassero eventuali emergenze - non più di una all’anno! – vale a pena di sperimentarne qualcuna, con l’assistenza di un medico intelligente e, soprattutto, sportivo. Fabio Marri
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