|
Riviste di corsa, Settembre 2007
Il mercato degli integratori non risparmia colpi alla nostra credulità, cercando di usare paroloni per convincerci della bontà di prodotti che nella migliore delle ipotesi sono blandi antiossidanti o diluiti mix vitaminici, forse non inutili ma certo ben lontani dai mirabolanti esiti promessi.
Ultimamente su riviste del settore "sport e corsa" sono apparsi proclami di un nuovo portentoso ritrovato che il produttore sostiene essere in grado di ridurre l'acido lattico nei muscoli. Forse già l'impostazione pubblicitaria avrebbe dovuto far scattare l'allarme: ci viene presentato un gustoso fumetto dove un atleta stanco si spalma la crema magica e riparte di slancio, in stile Superman.
Per chi ha provato la fatica estenuante dei molti chilometri e gli allenamenti intensi dei lavori di qualità, questa promessa di rapida e semplice panacea sotto forma di fumetto risulta anche un po' insultante.
Ma veniamo alla sostanza.
L'acido lattico viene prodotto dalle nostre cellule muscolari, come metabolita degli zuccheri usati come fonte energetica, quando il fabbisogno di ossigeno della cellula supera la quantità di ossigeno apportata dalla catena della respirazione e del trasporto di ossigeno alla cellula. Per produrre meno acido lattico, dunque, occorre andare più lenti (riducendo così il fabbisogno di ossigeno) oppure, a parità di sforzo, assumere più ossigeno nell'unità di tempo, il che può avvenire se abbiamo polmoni più potenti, globuli rossi più ricchi di emoglobina, sistemi di trasporto di membrana più efficienti, mitocondri molto attivi, oppure se siamo in una camera iperbarica, o assumiamo aria più ricca d'ossigeno.
L'acido lattico si ritrasforma con molta rapidità in acido piruvico (intermedio della trasformazione energetica del glucosio) grazie all'enzima lattico-deidrogenasi, non appena si rallenta o ci si ferma (ovvero non appena torna disponibile ossigeno). Anche elevatissime concentrazioni di lattato (come quelle che si hanno alla fine di un 800 m tiratissimo) richiedono comunque pochi minuti per essere riassorbite e trasformate in piruvato.
Il che toglie qualsiasi fondamento all'affermazione - ahimé diffusa anche tra diversi "allenatori" - che il giorno successivo ad un allenamento duro si abbiano le gambe ancora "piene" di acido lattico. Nel giro di un'ora al massimo si è tutto ritrasformato in energia utilizzabile.
Spostare in avanti il momento in cui si incomincia ad accumulare lattato può essere naturalmente utile per chi svolga lavori intensi (in un 5000, in un 1500) oltre che per gare più brevi (400-800), in quanto sposta il momento dell'innesco della cosiddetta "soglia anaerobica". Questa soglia non viene praticamente mai raggiunta da un maratoneta o da un mezzo-maratoneta se non si mettono a fare scatti in salita o simili corbellerie.
Ma anche ammettendo un'utilità nello spostamento temporaneo farmaco-dipendente della soglia, vediamo se questo sia tecnicamente possibile.
Questa crema "mangia-lattato", per dichiarazione dei suoi produttori, contiene acido lipoico (un normale antiossidante, paragonabile alla Vit.C o alla Vit. E, tanto per dire), e olio di semi di girasole (quello che viene messo nei mix per frittura), però "ozonizzato". Ora, l'ozono ha formula chimica O3 ed è un tossico cellulare: tutto quello che può fare con i legami polinsaturi dell'olio di girasole è di ossidarli, ma nel dubbio sospendiamo il giudizio. La domanda è: in che modo un olio polinsaturo e un normale antiossidante possono, più di una normale insalata all'olio di semi, "trasformare l'acido lattico in energia pura"? Di corbellerie ne ho sentite tante (e nel campo degli integratori tantissime) ma questa mi sembra veramente più "corbellosa" di altre.
Per trasformare in piruvato (e quindi in energia) l'acido lattico in eccesso prodotto durante sforzi intensi e prolungati al di sopra della soglia anaerobica serve solo ossigeno, reso disponibile alla cellula in modo rapido ed efficiente. Per esempio respirando. Per esempio con un buon ematocrito, con globuli rossi ricchi di emoglobina e con sistemi di trasporto di membrana mitocondriale efficienti.
Una sana alimentazione ricca di ferro e di acidi grassi polinsaturi, e un allenamento graduale e moderato possono fare sicuramente molto di più di qualunque crema magica, che mostra soltanto quanto debole sia la nostra testolina, sempre alla ricerca di un aiuto dall'esterno.
Quando qualcuno mi spiegherà come un eventuale composto (registrato come cosmetico!!!) possa accelerare l'attività della lattico-deidrogenasi indipendentemente dalla temporanea indisponibilità di ossigeno (evento per me impossibile) riprenderò in considerazione la cosa. Luca Speciani
|