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Dal 13 al 15 Marzo 2009 si è tenuto un raduno presso il Centro di preparazione Olimpica Fidal di Schio (VI), riservato alle Nazionali Italiane delle gare di ultraendurance della 100km e della "24 ore", maschile e femminile. Nell'ambito di tale raduno, la I.U.T.A. (Italian Ultramarathon and Trail Association), in collaborazione con la FIDAL (Federazione Italiana Atletica Leggera), ha organizzato un incontro tecnico sul tema "Le attività di endurance dalla marcia all'ultramaratona", con assegnazione di 0.5 Crediti Formativi per tecnici Fidal.
A tale convegno, nato dal sapiente coordinamento di Nicola Tiso, hanno partecipato come relatori: Marco De Angelis, Enrico Arcelli, Antonio La Torre, Luca Speciani, Pietro Trabucchi.
La relazione di Luca Speciani, da quest'anno consulente nutrizionale della Nazionale Italiana di Ultramaratona, ha trattato il tema: “Nuovi strumenti per il miglioramento prestativo nelle discipline di endurance: il monitoraggio della composizione corporea, il controllo delle ipersensibilità alimentari, l'alimentazione quotidiana e sotto sforzo".
Nei 3 giorni di incontro, gli atleti hanno alternato l'allenamento pratico con incontri teorici sui vari temi connessi con la pratica degli sport di residenza. Inoltre si sono sottoposti a test in grado di valutare lo stato di forma prendendo in esame vari parametri di grande interesse:
- valutazione della composizione corporea tramite Bia Vector effettuato da Luca Speciani
- controllo di eventuali intolleranze alimentari con il Dria Test, applicato da Antonella Carini
- effettuazione della valutazione su stato ossidativo e presenza di antiossidanti con il DROMs test e BAP test, messi a disposizione da Cellfood
- analisi di tipo psicologico-motivazionale con Pietro Trabucchi, psicologo dello sport
- prelievo di sangue per valutazione dello stato redox dei tioli (da confrontare dopo l'effettuazione del Campionato Mondiale della 24 ore), effettuato dal prof. Accinni del C.N.R. di Bologna
- prelievo per effettuazione del Mineralogramma, a cura della Driatec
Al di là dell'aspetto tecnico (comunque di grande rilievo), c'è stata la possibilità di conoscere questi "strani personaggi" che escono di casa in un giorno normale e corrono (in città, collina o lungomare) magari per 3 ore. Così, come semplice allenamento. E questo magari per 3 volte la settimana. In pratica circa 2 o 3 maratone ogni 7 giorni.
Difficile dire cos'abbiano di speciale. Mediamente hanno famiglia e figli, qualche hobby ed un lavoro per mantenersi, dato che l'ultramaratona non è certo uno sport che copra d'oro. Ma di sicuro c'è una grande capacità di soffrire e di investire molto, molto tempo in questo sport semplice e minimal, sia come strutture richieste che come attrezzatura tecnica.
I dati raccolti verranno incrociati per ricavarne linee operative, in base alle quali l'atleta possa migliorare sul piano tecnico e fisiologico. L'obiettivo è di sfruttare il lavoro fin qui fatto per fissare dei punti di controllo periodici, in cui valutare gli eventuali progressi per la salute e la performance dei nostri rappresentanti in questi sport.
Intanto, per quanto riguarda la misurazione della composizione corporea e l'analisi nutrizionale del gruppo, abbiamo rilevato alcuni dati abbastanza sorprendenti: mentre circa un terzo presentava valori perfetti di massa grassa, acqua extracellulare e muscolatura, un altro terzo presentava al contrario una consistente ritenzione idrica (acqua in eccesso) o risultava carente dal punto di vista della dotazione muscolare.
Analizzando le schede personali, siamo riusciti ad individuare alcune scorrette abitudini comuni tra questi atleti non perfettamente strutturati: prima di tutto una certa ipocaloricità nell'alimentazione (causa prima del blocco leptinico rilevato in alcuni atleti fortemente demuscolati), a cui si aggiunge, a volte, una scarsa quota proteica giornaliera (generalmente legata alla consuetudine di dissociare carboidrati e proteine nell'arco della giornata), ben lontana da quel 1g/kg peso/giorno indicata dall'OMS come frazione proteica raccomandata per tutti e che nell'atleta di endurance (soggetto ad una forte usura miscolare) deve essere sicuramente aumentata.
Questa è sicuramente una prima linea di intervento che, insieme agli altri fattori migliorativi individuati dai test, può agire positivamente sullo stato complessivo dell'atleta e metterlo in condizioni di affrontare al meglio le competizioni più importanti. Lavorando sempre, come priorità assoluta individuata dal comitato medico I.U.T.A., sul suo stato di salute e benessere psicofisico. Perchè i lunghi, lunghissimi chilometri che questi ragazzi percorrono siano, almeno, un po' più leggeri.
Abbiamo davanti 4 anni di intenso lavoro, ma siamo certi che l'introduzione di metodiche avanzate di controllo dinamico della composizione corporea e di intervento non invasivo sulle ipersensibilità alimentari possano rappresentare un'importante carta nell'ottimizzazione delle prestazione sportiva di ogni atleta e rappresentino un momento di assoluta avanguardia scientifica nel trattamento medico dello sportivo.
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