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Il diabete mellito è oggi, insieme all'obesità, una vera "epidemia". I dati epidemiologici parlano del 10% della popolazione italiana e di un altro 10% già diabetico ma ancora non diagnosticato. Le complicanze cardiovascolari del diabete (chi è diabetico ha il medesimo rischio infarto di chi ne abbia già subito uno!), aggiunte ai problemi neurologici (insensibilità) e vasculitici (amputazioni, gangrene) rendono tale patologia una delle più temibili dal punto di vista della riduzione della qualità della vita del malato.
Il lavoro da svolgere è immenso, e richiede soprattutto un lavoro di prevenzione (come proposto da regimi come la nostra Dieta GIFT), rivolto alla riduzione dell'assunzione di zuccheri semplici o ad alto indice glicemico, alla riduzione dell'uso di farine bianche raffinate e, più in generale, al controllo dei picchi insulinici nel corso della giornata. Inutile cercare di porvi rimedio quando "i buoi hanno già sfondato il recinto" e il povero pancreas non è più in grado di secernere la preziosa insulina!
Uno dei modi più efficaci per ridurre la quantità di glucosio circolante nel sangue, e di contrastare la cosiddetta "resistenza insulinica", è quello di svolgere una moderata ma regolare attività sportiva alcuni giorni alla settimana.
Noi lo diciamo da molto tempo, proponendo piani di allenamento per chi incomincia, tabelle personalizzate, incontri e convegni, ed evidenziando i vantaggi psicologici antidepressivi, osteoarticolari e di stimolo metabolico del movimento.
Recentemente il Diabetes Prevention Program Research Group ha dimostrato con un elegante lavoro pubblicato sul New England Journal of Medicine, come il cambio dello stile di vita (ovvero l'inserimento di 30 minuti di attività fisica 5 volte la settimana, abbinato ad alcuni consigli alimentari) in soggetti con alterata tolleranza glucidica (praticamente prediabetici), ritardava lo sviluppo di diabete mellito di tipo 2, indipendentemente da sesso, età o gruppo etnico, con un'efficienza del 58% maggiore rispetto al gruppo trattato con il noto farmaco antidiabetico Metformina. Quest'ultima ha anch'essa ridotto, seppure in modo minore, la progressione a diabete, rispetto al gruppo di controllo che assumeva placebo.
Che sarebbe un ottimo risultato, se confrontato con il nulla. Ma un terapeuta è tenuto a sapere che alcune specifiche indicazioni dietologiche, abbinate ad alcuni minuti di movimento quotidiano hanno un efficacia decisamente maggiore rispetto al farmaco considerato il re degli antidiabetici. Siamo davvero tutti così impossibilitati a percorrere questa via, esponendoci così agli effetti collaterali dell'uso di un farmaco, e soprattutto alla minore efficacia del trattamento?
In sintesi: se siete diabetici o a rischio diabete (resistenti insulinici) e il vostro medico vi invita ad assumere un farmaco SENZA prima avervi raccomandato con altrettanto calore (almeno il 58% in più!) di muovervi per 30 minuti cinque volte alla settimana, sta evidentemente ignorando il significato del lavoro succitato. Non sta quindi operando secondo scienza e coscienza in modo corretto. Non sta difendendo l'interesse del suo paziente: cioè il vostro. Se ne stia difendendo degli altri non sta a noi giudicare. A voi, che lo frequentate e conoscete meglio, il sospetto sia lecito.
Consigliare di alimentarsi meglio, di non fumare, di seguire stili di vita più salutari è fuori moda, e costa tempo ed impegno. Riempire in fretta e furia una ricetta con un nome che evoca pronta e "gratuita" guarigione è molto più comodo, per tutti. In tal modo ci si libera rapidamente di una "scocciatura" che altrimenti richiederebbe ben altro tipo di controllo. Ma il mestiere del medico è quello di guarire o di "evadere rapidamente la pratica"? Noi pensiamo che sia guarire e - dal nostro medico - non pretenderemo nulla di meno di questo.
Luca Speciani
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