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La maratona è ormai conosciuta in tutto il mondo, e i suoi campioni sono amati e ben pagati. L'ultramaratona ancora no, ma - ne siamo convinti - è solo questione di tempo, visti i passi da gigante che la specialità, soprattutto in Italia, sta facendo. Ennesima dimostrazione quest'anno, a Tarquinia (VT) dove l'8/11 i nostri eroi hanno portato a casa la vittoria a squadre e individuale nel campionato mondiale della 100 km, su un tracciato difficile e insidioso, con ben 4 atleti classificati nelle prime 10 posizioni.
Giorgio Calcaterra ha vinto con una gara determinata e d'attacco, che l'ha visto condurre i giochi fin dall'inizio, alla testa di un folto gruppo di competitors, nel tempo eccellente di 6 ore e 34'.
Ma è di nostro specifico interesse la prova stupenda di Marco D'Innocenti, atleta romano la cui preparazione è stata da noi seguita nel corso dei mesi che hanno preceduto questo campionato del mondo. Come tutti gli ultramaratoneti Marco è un assoluto dilettante: trentatreenne, svolge il suo lavoro a Subiaco come ingegnere edile (laurea con 110/110) ma ha alle spalle qualcosa come 75 maratone corse, di cui la migliore con un tempo di 2h18' (Venezia 1999). Dopo il ritiro dell'anno scorso, quest'anno ha voluto fare le cose sul serio, senza lasciare nulla al caso. A Settembre di quest'anno si è sottoposto ad una serie di valutazioni medico sportive presso il centro SMA di Milano, seguito da Luca e Attilio Speciani, per impostare un piano alimentare mirato alle gare di endurance che si è basato su DietaGIFT e sul controllo delle sue specifiche risposte di ipersensibilità ritardate (leggi: intolleranze). Il suo piano di allenamento è stato concordato insieme ma si è basato sui principi del Mind Body Work, un metodo di allenamento che integra segnali fisici e mentali/motivazionali. Il contatto è nato dalla lettura del volume da me scritto su "L'ultramaratona" (una guida ad allenamento ed alimentazione per le gare di lunga durata).
Marco, come si può vedere dal suo blog, è dotato di una carica umana di notevole spessore, e il dialogo con lui è stato subito facile: nulla è stato lasciato al caso. Anche l'alimentazione in gara è stata studiata con cura, con integrazioni mirate a facilitare una rapida digestione e assorbimento degli zuccheri utilizzati (in particolare glucosio), che erano state testate in alcuni duri allenamenti svolti in precedenza. E il giorno della gara Marco si è presentato pronto a dare tutto.
Dopo 30 km era circa ventesimo: avevamo concordato una tattica prudente, conoscendo il percorso di gara. A metà gara aveva recuperato qualche posizione ed era 16esimo. Al km 70, però, in rimonta consistente, era già nono, fino a trovarsi addirittura nel gruppo del quarto a 15 km dalla fine. All'arrivo la sesta posizione assoluta, dietro a Calcaterra, ad un polacco, uno spagnolo, un finlandese e un francese rendeva finalmente giustizia al suo grande lavoro di questi mesi, quando ci scambiavamo impressioni e sensazioni dopo lavori di particolare intensità.
Sesto al mondo a livello individuale, dunque, ma sul tetto del mondo con i suoi compagni, vincitore del campionato del mondo a squadre della specialità forse più dura che esista al mondo. Tutti e 4 i gladiatori che hanno portato a termine la gara nelle prime 10 posizioni hanno concluso sotto le 7 ore, che significa un ritmo da 4'11'/km. Tanto di cappello per questi ragazzi (e non dimentichiamoci le ragazze, con il prestigioso bronzo di Monica Carlin) che - con poche lire di contributo della federazione - hanno saputo tenere alto il nome dell'Italia togliendo spazio al loro lavoro, alla loro vita, alle loro famiglie.
Siamo fieri di avere potuto dare tutti gli strumenti necessari a uno di loro, e ancora di più lo siamo per il nostro prossimo inserimento all'interno della commissione ritiri e test della IUTA, l'associazione italiana delle ultramaratone. Ciò ci permetterà - speriamo - di offrire un supporto più scientifico nella preparazione di questi splendidi ragazzi che meritano tutto il nostro incoraggiamento e tutta la nostra stima per l'umiltà, la tenacia e la passione con cui praticano uno sport durissimo che solo un grande cuore può sostenere.
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