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Ricorrere anche ad una diversa pianificazione urbanistica? Perchè no, se serve a combattere uno dei mostri degli ultimi decenni, l'Obesità e tutti i suoi temibili annessi e connessi, come la Sedentarietà e le Patologie da Ipernutrizione? Da Londra arrivano le conclusioni di un gruppo di ricercatori che hanno evidenziato come sia poco efficace limitarsi a fornire indicazioni che tendano solo a moderare le quantità di cibo o a prestare attenzione alla sua composizione. Tali raccomandazioni, anche se fondate, si infrangono in gran parte contro un modello di vita ipertecnologico, con cui negli ultimi decenni ci siamo affannati a renderci la vita più leggera e lontana da ogni sforzo fisico.
Ascensori, scale mobili, uso battente degli automezzi, videogiochi e telecomandi ci hanno sottratto alla schiavitù dell'utilizzo muscolare, solo per incentrare su polpastrelli e polsi il controllo di molteplici attività quotidiane. Cellule fotoelettriche al nostro servizio, comandi vocali ed aperture programmate ci permettono di azionare porte, illuminazione ed anche l'erogazione di acqua ai lavandini pubblici.
Pensare di mandare i nostri figli a scuola in bicicletta o a piedi ci sembra un inutile dispendio delle loro energie. Poniamo tutta l'attenzione a nutrire le loro giovani menti con computer, libri o dischi, mentre ci sembra che lo sport istituzionalizzato, quello da fare 2 pomeriggi alla settimana, sostituisca perfettamente i calci al pallone in piena libertà e lo scorazzare per vie e campi tipico di pochi decenni fa. In "Lo Zen e l'arte di far muovere i nostri figli" abbiamo dipinto i ritratti paralleli di Mario (classe '60, ginocchia sbucciate e corse a perdifiato) e Jacopo (nato nel '97, che rimbalza tra ascensore, auto del papà e videogiochi). Il contrasto stridente è la migliore sintesi di quanto sia cambiato il nostro stile di vita in pochi anni. Del resto ci sembra "quasi normale" oggi proporre una playstation a pedali, per farcire di pseudomovimento il nostro legame di dipendenza con i videogliochi.
Scoraggiati? Forse una città pensata in modo diverso può aiutarci. Da Londra viene la proposta di un modello urbano più amichevole, rivolto a facilitare un utilizzo piacevole e protetto di mezzi a misura d'uomo per gli spostamenti, per il divertimento e per lo sport. Il Prof. Philip James, presidente della International Obesity Task Force, durante una relazione all'American Association of the Advancement of Science a Boston, individua nella concezione obesogenica delle città uno dei fattori determinanti per la propagazione del "contagio obesità" ed invita a ridisegnare l'ambiente urbano, mettendo massima cura nel fornire ai cittadini un modello più corretto.
La città magra dovrà quindi essere dotata di strutture abitative compatte e prive di ascensori, con scuole e campi da gioco ben collegati da piste ciclabili, più spazio al marciapiede a scapito della corsia automobilistica. Sembra che al momento la città più vicina a questa moderna concezione sia Oslo, in Norvegia, dove sono stati fatti interventi strutturali ed investimenti specifici a favore dello spostamento a basso consumo e della chiarezza alimentare sulle confezioni alimentari.
Impariamo da chi è più avanti nella progettazione e nell'applicazione, dando un nuovo senso al concetto di modernità: le migliori città del futuro devono essere meno tecnologiche, meno congestionate ed inquinate, e al contrario più silenziose, più pulite e finalmente più godibili.
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