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Massa grassa e massa magra sono valori importanti da tenere sotto controllo tanto per l'atleta quanto per il sedentario. La loro misura grezza, tuttavia, può nascondere altre informazioni preziosissime per la salute ed anche per la prestazione sportiva. La componente magra, infatti, è costituita sia da acqua che da muscolo e queste due componenti possono talvolta avere un significato del tutto opposto ai fini della performance. A parità di kg di massa magra, cioè, un individuo potrebbe avere tanta acqua e poco muscolo (male) o tanto muscolo e la giusta idratazione (bene) con effetti metabolici e prestativi completamente diversi.
Ecco perchè un'analisi completa dello stato di forma non può prescindere da un attento scorporo della composizione magra di un organismo attraverso una bioimpedenziometria di qualità (superfluo ricordare che una semplice bilancia impedenziometrica si limita ad una misurazione bicompartimentale grasso/magro e che eventuali altri dati esposti sul display sono solo frutto di calcoli “di stima”).
Dal punto di vista della massa grassa però il dato sembra più omogeneo, quantomeno per il fatto che il grasso in eccesso ha sempre una connotazione negativa. In realtà la componente grassa del nostro corpo può essere ancora suddivisa in grasso viscerale e grasso periferico: il primo di gran lunga più pericoloso dal punto di vista cardiovascolare per la sua tendenza alla secrezione di molecole segnale infiammatorie come TNF alfa e le interleuchine IL1 e IL6.
Il grasso corporeo, almeno dal '94, quando Friedman ha individuato la determinante azione della leptina, ha infatti assunto il significato di vero e proprio organo endocrino, in grado di influenzare a livello di segnale (attraverso l'ipotalamo) le funzioni di omeostasi metabolica del nostro organismo. Il che equivale a dire che la leptina è un ormone potentissimo nel modulare molti delicati equilibri, dalla regolazione dell'appetito (fame/sazietà), all'adegata attivazione del comparto sessuale (desiderio/fertilità), alla necessaria costruzione o ricostruzione della struttura fisica (ossea/muscolare), alla corretta funzione tiroidea (TSH, T3 e T4). Questo solo per citare alcuni fondamentali assi metabolici.
La buona notizia (Wong et al. "Abdominal Adipose tissue Distribution and Metaboli Risk, Sports Med, 2003) è che è stato dimostrato come l'attività fisica incida in modo specifico proprio su quel tipo di deposito, con un effetto di prevenzione cardiovascolare assai più profondo rispetto a quanto immaginabile dal solo esame quantitativo relativo alla riduzione di grasso totale.
Tale dato è confortato anche da una serie di lavori riportati da Enrico Arcelli (Di Pietro et al. "Estimated change in physical activity level(PAL) end prediction of 5-year weight change in middle-aged men: the aerobics center longitudinal stdy", Med. Scie. Sports Exerc. 2005) che mostrano come l'attività fisica sia il cuneo determinante nell'induzione stabile di perdita di peso, risultato emerso con grande evidenza in diversi lavori volti a controllare questo parametro. L'ennesima dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, della profonda azione disinfiammante e disintossicante dell'attività fisica sia nei confronti del peso corporeo che, alla fine, della nostra salute.
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