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Chi pesca dal bidone, manda in tilt il proprio DNA PDF Stampa E-mail
(6 voti)
di Luca Speciani   

Molte volte, trattando le connessioni tra qualità degli alimenti ed ingrassamento, ci si limita a considerazioni ormai note: il "cibo-spazzatura" o junk-food, è generalmente dannoso per l'alto apporto calorico, per il repentino innalzamento glicemico che induce, per la presenza di sostanze negative per lo stato delle nostre arterie, per lo scarso apporto di nutrienti di valore come antiossidanti, vitamine e grassi insaturi, ecc.
Ma facciamo un passo ulteriore, spingendoci, questa volta, dentro la cellula.

Scendiamo di un livello: sulla membrana nucleare delle cellule adipose e del fegato, sul sottile rivestimento del "cuore" della cellula che contiene il patrimonio genetico dell'organismo stesso, sono presenti in abbondanza dei recettori appartenenti alla famiglia PPAR (per gli addetti ai lavori: Peroxidase Proliferator Activator Receptor).
Queste piccole stazioni di controllo sono in stretto contatto con il DNA, e rispondono ai processi infiammatori con un rallentamento generalizzato del metabolismo, che hanno la capacità di rallentare o velocizzare, per esempio inducendo la trascrizione di tratti di DNA che codificano enzimi anabolici (rivolti all'accumulo) piuttosto che lipolitici (rivolti al consumo dei grassi) (R.M. Evans et al., "PPARs and the complex journey to obesity", Nature Medicine, vol. 10, n.4, pp.355-61).

I PPAR rappresentano quindi un legame forte tra stato infiammatorio e ingrassamento, e ci permettono di diversificare tra cibi che ci forniscono un segnale positivo (grassi polinsaturi, antiossidanti, fibre) ed altri - ahimé ben più utilizzati - che al contrario bloccano o rallentano la nostra lipolisi.
Scopriamo quindi la stretta connessione tra risposta alle infiammazioni e qualità dei cibi che assumiamo: alcuni alimenti hanno la capacità di attivare questi recettori, mentre altri li inibiscono.

Il cibo di cui ci nutriamo parla dunque direttamente per questa via al nostro codice genetico: se assumiamo troppi zuccheri, o troppi grassi saturi, scateniamo una serie di messaggi infiammatori, basati sulle interleuchine IL1 e TNF-alfa, che agiscono sui PPAR disturbandone il funzionamento ed inibendo una corretta attivazione metabolica.

Altro che calorie! Lasciamo che qualche "dinosauro" continui a sostenere che mangiare due mele equivale alle calorie di una merendina insacchettata. Prima o poi si estinguerà. Quello che conta è il segnale che mandiamo alle nostre cellule, completamente diverso nei due casi indicati.

Dobbiamo assolutamente evitare di mandare in tilt questi preziosi punti di controllo con un'alimentazione che troppo spesso peschi dal "bidone alimentare", dietro l'esaltazione delle spinte pubblicitarie o per semplice ignoranza nutrizionale. 
Con un'alimentazione sbagliata, infatti, ci facciamo del male su due fronti, entrambi determinanti per la nostra salute ed il nostro equilibrio.
Da un lato, rallentiamo il nostro metabolismo, causando un indesiderato aumento di peso ed un peggioramento di mille altre funzionalità organiche (depurazione, risposta immunitaria, ricostruzione cellulare, ecc.).
Dall'altro, interferiamo con un meccanismo strategico di difesa: la capacità del nostro organismo di innescare dei processi di infiammazione è una preziosa risorsa per combattere, secondo necessità, le infezioni. Tale risorsa non va ostacolata o disturbata con segnali contraddittori e con comportamenti sconsiderati che noi stessi ci infliggiamo.  

Utilizziamo, quindi, a nostro favore "il potere del carrello": lasciamo sugli scaffali i cibi strazuccherati, quelli contenenti grassi trans o idrogenati, coloranti, conservanti ed ogni altra nefandezza. Occorre che la ricerca della salute parta da una scelta consapevole ed informata! Questo ci permetterà, piano piano, di avere sugli scaffali prodotti alimentari migliori, pensati per la reale salute, che è anche bellezza, del nostro corpo.

 
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