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Pronazione o supinazione? Vediamo un esempio |
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di Luca Speciani
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Ecco in questa bella foto (di cui ringraziamo Silvio) presa durante la "Continental friendship run" della vigilia della New York City Marathon 2005, un esempio abbastanza evidente di pronazione e supinazione, che sono delle alterazioni dell'asse di appoggio del piede (per ingrandire la miniatura della foto basta cliccarci sopra).
Dietro al mitico Mario col parruccone (partecipante allo stage di corsa, edizione 2005), ci sono io, che ho un appoggio neutro (né pronatore né supinatore). Alla mia sinistra ci sono lo svizzero Gianni (mio pupil) in maglia rossa e, poco più indietro, una ragazza dai capelli neri: entrambi sono visibilmente pronatori, cioè nell'appoggio spostano il tallone verso l'interno. Questo difetto, spesso dipendente da un arco plantare un po' appiattito, provoca un forte consumo della parte interna (mediale) della suola della scarpa, e sovrastimola muscoli, tendini e legamenti della parte mediale di gamba e coscia. Deve pertanto essere corretto con scarpe della categoria "stabili", ovvero dotate di un supporto antipronazione.
La ragazza bionda ancora più alla mia sinistra (Marzia) è invece una evidente supinatrice. Non sono i suoi talloni ad avvicinarsi nell'appoggio, ma le sue punte. Ciò le conferisce una corsa più elastica, spesso in connessione con un arco plantare ben sviluppato, e genera un consumo prevalente della scarpa nella parte laterale (esterna). Tale "difetto" non richiede correzione se non in casi molto pronunciati.
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