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di Attilio Speciani
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Progetto "Correre e vita" pubblicato da "Correre" a Gennaio 2008
Nel mio studio, durante la visita, la persona più accalorata era la moglie: da oltre un anno si era dedicata anima e corpo alla cura dell’alimentazione del marito, ma i suoi valori di colesterolo non scendevano. Da alcuni esami era emerso un valore di colesterolo totale di 254 mg, e tutti in famiglia avevano dovuto iniziare a mangiare in modo molto controllato. Le galline del loro pollaio ormai producevano uova che venivano regalate, e le occasioni di riunione familiare si erano trasformate in momenti di penitenza anziché di gioia. Il medico aveva spaventato Giovanni, ricordandogli che un suo nonno era morto per problemi cardiocircolatori, e che con il colesterolo non si scherzava. Dopo un anno intero di “togli questo e non mangiare quello” i suoi valori di colesterolo erano però rimasti fermi allo stesso livello. Gli chiesi così di valutare anche i valori di colesterolo “buono”, e scoprii che prima della dieta “affamante” Giovanni aveva un valore di colesterolo totale di 254 mg e valori di HDL (cioè il colesterolo buono che tiene pulite le arterie) di 75. Il rapporto tra i due valori (254:75=3,38) indicava un rischio cardiovascolare bassissimo; il normale infatti è compreso tra 4 e 4,5 (o 5 sopra i 50 anni), e Giovanni, nonostante il valore apparentemente elevato di colesterolo totale, era molto ben protetto da un evento cardiovascolare (infarto o simili).
Dopo 1 anno di dieta, in cui aveva da subito tolto le uova e aveva ridotto la sua prima colazione a fette biscottate e caffè, si era trovato con un valore di colesterolo totale di 256 (praticamente identico a prima) ma un valore di HDL di 57. Il rapporto era ancora valido, essendo 256:57=4,49 ma durante la dieta, il suo HDL era calato e quindi la dieta aveva di fatto peggiorato, anziché migliorato l’indice di rischio. Spiegai a Giovanni (e alla moglie) che i suoi valori, anche prima della dieta, erano in realtà ottimi, in considerazione anche della sua attività fisica, e gli spiegai che il colesterolo non dipende dalle uova, e che la prima colazione dev’essere ben bilanciata anche con l’assunzione di proteine (come quelle delle uova appunto) per tenere controllate glicemia e insulina.
Nel 99% dei casi il colesterolo si alza perché ne produciamo in maggiore quantità, non perché ne mangiamo di più e risulta molto più dannoso mangiare solo carboidrati al mattino, che bilanciare nella prima colazione un po’ di proteine, come quelle delle uova fresche. Difficilmente un organismo si squilibra se ci sono attività fisica e cucina sana e in questo caso i valori elevati di colesterolo totale andavano riportati in una dimensione individuale (come sempre in medicina). Giovanni tornò a fare delle colazioni divertenti, ritrovò la gioia di qualche festa domenicale e riprese a correre e ad allenarsi senza preoccupazioni inutili.
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