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La maratona di una principiante a New York 2004
Ho chiesto a mia moglie un piccolo resoconto sulla gara di New York vista con gli occhi di una principiante assoluta. Chissà se potrà invogliare qualche altra "moglie non podista" ad affrontare questa splendida avventura?
Luca Speciani
Se esordio deve essere, mi sono detta, che sia almeno un’autentica “Prima”! E quale miglior palcoscenico si può desiderare se non New York, il mito, il sogno di ogni runner?
Se in più si tratta anche della prima incursione transatlantica della vita, si aggiunge emozione ad emozione. Il rischio è poi di non saper da che parte cominciare per condensare una “7 giorni” eccezionale a chi chiede “come è andata”. Comunque racconti sulla gara più famosa nella Grande Mela li hanno già scritti altri ben più esperti di me. Così mi limito a raccontare il mio piccolo, piccolissimo esordio sulla mitica distanza.
Sono una persona che corre al massimo due volte la settimana (molto spesso una) ed in generale non va oltre i 5km. Con questo credo di aver detto quasi tutto. L’impresa si presentava dunque piuttosto ardua e certo non si potevano fare grandi pronostici sul COME e forse nemmeno si poteva essere certi del “SE”. Comunque, armata di incrollabile ottimismo e facendo affidamento su una innata caparbietà caratteriale, mi appresto alla grande sfida. Ho individuato dei trucchi fondamentali.
TRUCCHI
1. è una questione di RITMO: l’unico sbaglio che puoi fare è andare troppo forte. L’entusiasmo ed i primi kilometri sotto la spinta dell’adrenalina possono mietere vittime a piene mani. Io ho pensato di inserire dei tratti al passo fin dalla partenza. In realtà, all’inizio, diciamo per i primi 10km, l’entusiasmo era davvero alle stelle e non sentivo di averne bisogno. Comunque poi ho cominciato a camminare per brevi tratti, a sensazione, anche perché tra misurazioni in miglio e pubblico incitante, avevo del tutto perso il senso del chilometraggio.
2. non avere obiettivi: legato in parte al punto 1. Porsi veramente nelle condizioni di godere il passaggio dentro New York, ATTRAVERSO la città, dentro all’incitamento delle persone che, mi rendo conto, al mio passaggio avevano già incoraggiato 35.000 runners.
3. costruirsi una misura delle proprie capacità: anche se non ero nelle condizioni di effettuare dei veri e propri allenamenti, penso mi sia stato comunque molto utile, nell’arco dei due mesi precedenti, aver inserito delle lunghe distanze: due mezze, un 25km ed un 30km, tutte affrontate quasi per “vedere com’è” e quindi del tutto in scioltezza, sfruttando la presenza di un amico, e magari chiacchierando un po’! Certo c’erano dei fattori contro di me, alcuni oggettivi, altri semplicemente fantasmi che ognuno si porta.
“CONTRO” OGGETTIVI.
1. non vado pazza per la corsa in sé, preferisco attività legate a gioco e musica.
2. la qualità e quantità degli allenamenti risente di quanto appena detto e dal fatto che sono una quarantenne lavoratrice mamma e moglie, e qui non serve aggiungere altro!
3. mi porto dietro un piccolo “difetto genetico”, la talassemia, nota come anemia mediterranea. Niente di grave nel mio caso, ma praticamente l’effetto è che vivo tutta la mia vita come se fossi anemica, quindi in costante regime di bassi livelli di emoglobina, che mi penalizzano un po’ ad esempio nei meccanismi di ossigenazione, rendono più difficile i recuperi e mi fanno sentire un po’ più stanca.
“CONTRO” FANTASMA
- la ricognizione del percorso fatta in autobus il giorno prima... beh, diciamo che mi ha fatto vacillare non poco, ma ora ho capito che non è la strada l’orso da affrontare ma gli altri errori che possiamo commettere (vedi i TRUCCHI di cui sopra)- arrivi al giorno tanto atteso con mille dolorini: un po’ di naso chiuso, gambe stanche per il lungo camminare (del resto vuoi vedere tutto in 5 giorni!), scombussolato dal ritmo sonno-veglia-pasti che ormai è una confusione mica male. Anche questo problema in realtà non ha contato assolutamente niente : la maratona è stata un colpo di bacchetta che ha volatilizzato tutti questi piccoli malesseri.
“PRO” OGGETTIVI
1. ho un privilegio, posso avvalermi della consulenza di un paziente coach in famiglia: in realtà non gli permetto di allenarmi, ma all’occorrenza, approfitto della sua esperienza in vari campi.
2. un atteggiamento decisamente non agonistico. Questo punto, magari qualcuno lo metterebbe tra i CONTRO, ma decisamente, per chi è nelle mie condizioni, certo semplifica le cose e ti fa accettare quanto di buono c’è in queste partecipazioni che potrebbero altrimenti sembrare pazzesche, dato il livello di allenamento.
“PRO” PIU’ SFUMATI
1. per quanto riguarda New York, la mia presenza era comunque prevista come accompagnatrice, quindi c’è un diavoletto che a quel punto ti dice: “... e dato che ci sei!!!!” rendendoti in discesa la decisione di partecipare!
2. nessuno si aspettava niente da me, un bel sollievo!
Non racconterò della gara, dato che ci sono in giro molti racconti sull’argomento. Aggiungo solo alcuni “quadri” che gli autori più quotati non potranno darvi mai (per il semplice fatto che tali immagini sono tipiche delle "ultime" retrovie).
Il passaggio sotto la linea di partenza (a più di 20 minuti dallo sparo d’inizio!) mi ha offerto il colpo d’occhio del ponte di Verazzano, costellato di capi d’abbigliamento lasciati cadere via via dagli atleti. E per tutta la durata del percorso ho continuato a vedere guantini scuri, bandane rosse, canotte variegate di cui le persone si liberavano all’intiepidirsi dell’aria. Come una novella Pollicina non c’era che da seguire le tracce fino all’arrivo!
Poi racconto del tappeto verde che si stende ai vostri piedi nei paraggi dei ristori. Magnifico! Parla di energia e di passi veloci: lo hanno tessuto per voi tutti quelli che sono passati , i circa 30000 che vi hanno preceduto al ristoro, preso il bicchiere, reintegrato liquidi e sali e poi lo hanno lasciato cadere. La First Avenue al mio passaggio ne era pavimentata e quella vista mi ha lasciato una traccia profonda e l’incoraggiamento a proseguire su quel percorso con tutti gli altri.
Nel dopo-gara vi aspettano ore di deliziosi e persistenti dolori alle gambe, alla schiena, per i più fortunati anche ai piedi. Ma il peso della medaglia al collo è dolce e vi procura sguardi ammirati e pacchi sulle spalle da giovanotti e signore sconosciute che sorridono e con un “Congratulations!” vi fanno sentire fortissimi. I numeri finali? Al traguardo sono arrivate 32000 (e pochi spiccioli) prima di me. Nella categoria donne sono circa al 10000° posto e se vado a vedere la categoria per fascia di età scopro che mi sono piazzata intorno alla 1000° posizione. Le statistiche dicono “...che meno del 3% della popolazione italiana riesce a correre 3 km di seguito, 0,5% della popolazione finisce una maratona....” . Quindi, facendo due conti scopro esterrefatta che ho superato di colpo qualche milione di persone!!!!!!
Che altro dire? New York costituisce una tentazione ed io ho ceduto. Ne sono fiera e penso che, a volte, qualche piccolo problema fisico o di organizzazione familiare ci forniscono la scusa per “non provare”. Non deve essere per forza maratona! Penso a corsi di ballo, viaggi avventurosi o altre esperienze che non abbiamo mai osato fare. Accettiamo di non vincere, magari, e non temiamo la “figuraccia”! Sono certa che ognuno può trovare le risorse per fare qualcosa di inaspettato, sorprendendo noi stessi e gli altri! E magari, anche buttandosi alla grande!!!!!
Un ultimo consiglio se decidete di osare (soprattutto a New York): non dimenticate assolutamente di indicare IL VOSTRO NOME IN BELLA EVIDENZA SULLA MAGLIETTA! Sarete chiamati migliaia di volte da persone di ogni etnia, credo religioso e stazza fisica! Purtroppo io non ho curato questo particolare, e ne sono pentita, ma..... magari l’anno prossimo, chissà......
Antonella Carini
staff dietaGIFT
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