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Ed. Tecniche Nuove (febbraio 2008), € 19,90
 
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I wanto to be a part of it, New York, New York! PDF Stampa E-mail
(2 voti)
Paola   

Gennaio 2007,  mi ero appena lasciata alle spalle un anno molto ricco, quello dei miei primi quarant'anni, in cui avevo corso la mia prima maratona a Brescia ed avevo bissato il successo anche con la maratona di Milano. Era il tempo di pianificare una nuova stagione con la rigorosa regola, non più di due maratone all'anno: una in primavera ed una in autunno. Mi dissi, a novembre c'è la mitica maratona di New York, perché no?  Cominciai ad informarmi per capire cosa occorresse per partecipare ed ebbi la bella sorpresa di scoprire che non ero tanto in anticipo sui tempi, al contrario di quello che gli amici mi dicevano, canzonandomi per la mia previdenza….Infatti alla fine di febbraio la preiscrizione era fatta, la cauzione versata. Ma per una maratona di 50.000 persone e che ha richieste per tre volte tanto la disponibilità e la cui partecipazione è soggetta ad una lotteria, non è possibile fare altrimenti, bisogna rivolgersi alle poche agenzie specializzate che offrono un numero di posti limitati tramite dei pacchetti inclusivi di pettorale.

Ho cominciato così la mia preparazione, sembrava tutto così lontano, tutto scorreva in una assoluta tranquillità apparente. Dentro di me, saliva inconsciamente l'emozione per un avvenimento visto e rivisto alla TV e al quale, invece, avrei partecipato personalmente. Ma per una sorta di autocontrollo il tutto era assolutamente tenuto in una parte nascosta della mia anima. Non si trattava solo di emozione, ma anche di paura. " E se mi infortuno prima della gara, che faccio? Ma valà sono 2 anni che corro e non mi sono mai infortunata, figurati se mi capita proprio ora!". "Starò forse macinando troppi chilometri? E se poi arrivo stanca invece che in forma?".

Tutte queste domande affollavano la mia mente, e così il tempo passava. Finalmente verso la metà di ottobre gli ultimi lunghi di preparazione prima della gara. Ed ecco il patatrac! Un infortunio al ginocchio, la disperazione, una pausa forzata di più di una settimana e per me, che sono un'integralista del pensiero che il corpo deve ristabilire il suo equilibrio naturale senza l'intervento di medicine ed accanimenti terapeutici, anche una visita straordinaria dall'ortopedico….Così 2 giorni prima della partenza, rassegnata, mi feci fare dei trattamenti di "lubrificazione" dell'articolazione per poter correre.

Il 31 di ottobre cominciò così l'avventura. Partenza all'alba ed arrivo a New York in cui non ero mai stata.

La maratona è iniziata proprio all'arrivo in città. Si ,si.  Come non si poteva andare a vedere la famosa sfilata di Halloween e così una dopo l'altra ho percorso decine di Street…Una corsa al Central Park? Come si può rinunciare ad un'esperienza del genere? Via alle 7,30 pronta per la corsa, assieme al gruppo, con tanto di maglia targata ITALIA con cui si sfoggiava la propria nazionalità e si salutavano gli altri gruppi di stranieri intenti negli stessi riti propiziatori. Finita la corsa, ancora chilometri di strada su e giù per le Avenue. E l'indomani? Come rinunciare alla solita sveglia all'alba per raggiungere Brooklyn in metrò e correre sull'omonimo ponte cantando a squarciagola "O sole mio", accompagnati dai tanti italo americani che si aggregavano al canto, contribuendo al mito dell'Italia tutta pizza, spaghetti e mandolino...così sino a risalire tutta la città. E dopo? Ancora chilometri a piedi per visitare le classiche mete: dalla statua della libertà a Wall Street, Ground Zero, l'Empire... Al sabato mattina, corsa di beneficienza e già lì, l'emozione è stata fortissima, una fiumana di gente tutta colorata, in rappresentanza della propria nazione di appartenenza, si godeva la festa e corricchiava all'insegna della gioia e del solo gusto di correre. Il ginocchio taceva…il che non mi sembrava neanche vero! Al termine di questa garetta che poi ho scoperto essere solo un piccolissimo assaggio della vera corsa in termini di affluenza, il giro di ricognizione del percorso. Per dirla all'americana "Oh my God". Il percorso è apparso in tutta la sua lunghezza 42,195 km ed in tutta la sua ripidità. Nella mia immaginazione New York era una città in piano. Niente di più sbagliato, ponti con pendenza pazzesca e strade che si stagliano all'orizzonte per diverse miglia che salgono salgono e poi salgono ancora. Un attimo di scoramento e poi via in albergo a riposare. Un riposo solo apparente perché, anche per partecipare allo spettacolo di fuochi di artificio organizzato per l'occasione e all'irrinunciabile Pasta Party per fare la consueta ricarica di carboidrati, i chilometri si macinano.

Ed eccomi dopo una notte insonne, alla sveglia del giorno tanto atteso per un anno! Alle 4,30 del mattino. I pullman che portano alla partenza devono arrivare prima delle 7 nella zona di partenza perché poi le strade vengono chiuse e quindi è necessario muoversi per tempo. Immaginate quanti pullman per portare 50.000 persone! Uno spettacolo nello spettacolo. Ed io come mi sentivo? Con due tonsille come arance per il mal di gola….giorni ventosi a New York, comunque un problema trascurabile assieme al mal di piedi che ormai mi attanagliava da diversi giorni. Finalmente ci si mette tutti in fila, nei propri settori di appartenenza, tutti imbacuccati nelle tute e nelle coperte comprate solo per ripararsi dal freddo nella lunga attesa sino allo sparo alle 10.10 del mattino. Naturalmente alle 10.10, puntuale, lo sparo ma il passaggio dalla linea di partenza, a seconda del pettorale, per alcuni è avvenuta anche 25 minuti dopo. Per me quasi 5 minuti dopo…perché di questo dettaglio? Lo scoprirete tra breve…Pronti, via! Così è cominciata la mia corsa a pieni polmoni sul ponte di Verrazzano, in mezzo a tantissima gente, da tutte le parti del mondo, tutti entusiasti, e tutti con  una propria motivazione che vi assicuro deve essere molto forte per partecipare ad una corsa così massacrante. Sentivo le gambe girare bene, ero felice, estasiata. Tutti sanno che non c'è allenamento che tenga, se il giorno della maratona non ti "senti". Ed io mi sentivo alla grande. Finita la salita del ponte comincio la discesa e comincio a prendere una bella velocità, insolita per me che in genere in discesa tendo a rallentare…ma stavo troppo bene e me la volevo godere sino in fondo. Alla fine della discesa, quando proseguivo a piene falcate sul centro della strada, ecco la sorte in agguato! L'imprevedibile! In mezzo alla folla un altro runner forse come me troppo preso dalle sue sensazioni, ha sicuramente involontariamente falciato le mie gambe, ed io a poco più di 2 chilometri dalla partenza sono rovinata a terra, atterrando sulle mani e colpendo le ginocchia sull'asfalto.

Pochi secondi e mentre pensavo che fortunatamente non mi era successo niente di grave a parte qualche ecchimosi, un altro runner mi è rovinato addosso inaspettatamente, facendomi sbattere il mento e la mandibola sull'asfalto. La botta è stata forte, lo sconforto molto di più. Atterrata appena dopo 2 chilometri di corsa, non potevo darmi per vinta e nonostante i lacrimoni mi abbiano solcato il viso mi sono detta, devi rialzarti ed andare avanti e così facevo segno, a tutti quelli che mi chiedevano "Have you need help?" che tutto ero ok. Il sangue mi pulsava e la faccia ancora di più. Al primo centro medico mi sono fatta soccorrere. Per almeno 5 minuti buoni ho applicato il ghiaccio e così ho salvato la faccia da un ematoma sicuro e soprattutto l'ho congelata e con essa anche il dolore. Fiumi di persone mi scorrevano di fronte ed io volevo assolutamente essere parte di loro, mi sentivo come un bambino a cui strappano il suo giocattolo. Quindi mi sono ripresa ed ho cominciato a correre, a correre, anche meglio di prima. Ma non ero tanto lucida e per paura di essere falciata ancora ho cominciato a correre sul lato della strada meno affollata ma non certo l'ideale, data la pendenza laterale, per il mio ginocchio malandato.

Davo il cinque a tutti  i bambini che mi porgevano la mano, rispondevo con un saluto, un sorriso a tutti quelli che mi dicevano "Paula Italy, go". E' un usanza avere il proprio nome e la nazionalità stampata sulla maglietta proprio per dare l'opportunità ai tanti newyorkesi ai lati delle strada di incitarti! E così sono volata fantasticamente sino al 20° km quando il mio ginocchio che aveva dato con discrezione qualche segno di insofferenza, da me non ascoltato, sentitosi troppo trascurato, ero più concentrata sulla faccia, ha deciso di farsi sentire e reclamare attenzione e come una lama mi ha trafitto con un dolore acuto.  Lì ho capito definitivamente che la mia corsa sarebbe stata dura, molto dura. Tutte le mie paura avevano preso forma. Così ho fatto la mia seconda sosta all'infermeria, chiedendo del ghiaccio e mi sono insensibilizzata il ginocchio. Aveva funzionato con la faccia….Ma dopo un po' di chilometri e soprattutto dopo il Pulansky Bridge la cui pendenza me la sogno ancora di notte, l'effetto del ghiaccio era svanito. Era necessaria un'altra sosta e qui mi sono lanciata con una richiesta "Ice spray, please". I medici frastornati dal rumore e non abituati a sentire parlare l'inglese più disparato, per assonanza mi hanno porto un flacone di aspirine.... che non ho pensato neanche per un attimo a prendere…un dottore poi mi ha detto che un massaggio al ginocchio mi avrebbe fatto bene. L'ho lasciato fare anche se la delusione è stata forte quando ho visto che la sostanza oleosa che mi aveva passato e che io speravo fosse una sorta di balsamo di tigre, era solo vasellina! Così zoppicante e con un ritmo da jogging della domenica ho affrontato il mitico Queensboro Bridge. Una sofferenza pazzesca che però è stata in parte sedata dalla incredibile vista di Manatthan che si stagliava di fronte e a me. Chilometri di persone che risalivano la First Avenue davanti a me, visibili solo perché la strada è così in pendenza da permettere una visuale incredibile, da togliere il fiato. E mentre ogni tanto cedevo alle "urla" che mi lanciava il ginocchio e camminavo nelle salite più dure per suo rispetto, la gente mi gridava "Paula, just do it", "Paula , keep going". Amavo questa gente che cercava di sollevarmi, di farmi coraggio e avrei voluto urlare "Mi fa maleee….proprio non possoooo". Ho resistito e dopo il Bronx finalmente ero arrivata in Columbus Circle, molto più in salita di quanto pensassi. Allora ho deciso, un'altra sosta in infermeria era necessaria. Ho ottenuto una fasciatura così stretta che mi ha consentito seppure zoppicante di andare avanti. Dopo il traguardo l'ho dovuta togliere perché mi stava fermando la circolazione.


Finalmente è cominciato il conto alla rovescia, 400 m, 300 m, 200 m e quando visto il cartello dei 100 m ho alzato le mani e così ho tagliato il traguardo con le mani e la faccia al cielo, ringraziando per la grandissima emozione e per aver comunque potuto tagliare il traguardo ed aver avuto il mio momento di gloria. Quando ho controllato il risultato ho capito che il 4 novembre 2007 era  per me una giornata stregata: 5h 11', lo stesso tempo che avevo visto sul tabellone elettronico all'arrivo, circa un'ora in più del previsto e per di più, il mio gps segnava 5h 7' a fronte di 42,600 km percorsi. Insomma, quando sono passata sulla linea di partenza, per la tanta gente, non è stato rilevato il mio tempo reale, qualche volta capita, e quindi, dopo tutto, mi sono anche beccata il tempo ufficiale, almeno 4 minuti in più rispetto a quello realmente fatto e ai 400 metri in più per aver sempre corso sui bordi!!!!! Ma volete sapere una cosa? Non me ne è importato niente perché ero felice di aver portato a termine l'impresa anche alla faccia della malasorte. Le emozioni provate sono state indipendenti dal tempo ed io non le dimenticherò mai, perché una maratona non è solo una questione di tempo ma di tanti sentimenti che ti prendono, ti accompagnano per mesi prima della gara, per tutti i 42 chilometri e che ti porti appresso poi per sempre.

Gli ulteriori 4 chilometri fatti a piedi per recuperare la sacca e guadagnare l'albergo non li ho nemmeno sentiti, perché la medaglia che portavo tronfia al collo mi aveva messo le ali ai piedi. Il giorno dopo la partenza avevo un'unica certezza: "New York non ti dimenticherò mai, arrivederci"…...

Start spreading the news, I'm leaving today
I want to be a part of it New York, New York.
These vagabond shoes are longing to stray
and step around the heart of it New York, New York
I wanna wake up in that city, that doesn't sleep,
to find I'm king of the hill top of the heap.
My little town blues, are melting away
I'll make a brand new start of it - in old New York
if I can make it there, I'd make it anywhere
it's up to you - New York, New York

I love New York!

Paola LL

 
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