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Qualche atleta, alcuni dati, alcuni risultati PDF Stampa E-mail
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Redazione Corsa, Mente e Corpo   
“Ho scritto libri sul cancro che hanno sconvolto convinzioni radicate; ho dato una forma scientifica e statistica alle tante vaghe ipotesi psicosomatiche note; ho creato una scuola di medicina integrata che ha insegnato a tanti giovani medici a curare l’uomo e non la malattia; ho elaborato dei prodotti e delle tecniche originali per combattere il male del secolo. Posso andarne fiero. Ma se non avessi quotidianamente il riscontro di decine di miei pazienti che guariscono, vivono meglio, o comunque almeno arrivano ad una morte serena e senza sofferenze nel loro letto (giocando magari a golf fino al giorno prima), tutta la mia scienza, tutti i miei libri, tutta la mia esperienza, varrebbero meno di un pugno di sabbia”.
Luigi Oreste Speciani (1921-1983)

 

Il metodo Mind Body Work è stato testato su atleti (una trentina) a partire dal 2001. Un buon numero di questi è stato seguito da Luca Speciani nell’ambito della sua attività di “internet coach” (www.lucaspeciani.it ). Ma alcuni sono stati anche seguiti attraverso il CHP (Centre de Haute Performance) di Trabucchi (www.psycoendurance.com), specializzato nella preparazione mentale agli sport di resistenza.

Alcuni lavori specifici (anche se non il metodo completo) sono stati testati anche da Roberto Albanesi a Pavia, e alcuni suggerimenti ci sono stati dati da altri allenatori, tra cui Eddy Ottoz e Lyana Ottoz Calvesi. Una ricca palestra sperimentale è stata infine la lista telematica DRS (Dead Runner Society) i cui aderenti hanno potuto saggiare (volontariamente) in anteprima – dopo la pubblicazione su Correre di alcuni esercizi esemplificativi - alcuni lavori, riportandone talvolta impressioni e sensazioni in modo molto diretto e immediato.

Riteniamo utile riportare alcuni dei commenti che abbiamo ricevuto da nostri atleti, sia per dare un’idea del livello di coinvolgimento emotivo raggiunto durante il periodo di allenamento, sia anche per fare capire, a chi legge, in quale misura questi atleti siano consapevoli e soddisfatti di avere fatto pieno uso dei poteri della propria mente.

Scrive Pierpaolo:
Credo di essere il primo caso in assoluto che abbia provato sulla propria pelle il metodo MBW. Nel lontano 2001, in preparazione alla maratona di Londra, Luca mi diede un paio di consigli su come affrontare dei lavoretti, e mi chiese una cosa per me in quel momento difficile da accettare. Io che da anni svolgevo il mio normale 4x4000 allo stesso ritmo e con lo stesso recupero, io che affrontavo i 400 sempre allo stesso ritmo e sempre con lo stesso recupero, io che ......ecc. Mi disse: "Perché non provi a fare un lavoro differenziato e meno monotono?"  La sera andai al campo, avevo in programma un medio a ritmo gara a 4'20" al km. Nella testa pensavo: mi ha detto di fare un 500 a 3'55" al km e un 500 di recupero a 4'05", così per stimolare un po’ il mio corpo, parto e mi sparo 12/13 km alternati. Alla fine finisco davvero bene, con sensazioni stupende e soprattutto con la consapevolezza che nel 500 di recupero mi sembrava davvero di recuperare. Incuriosito, ogni volta leggevo i suoi allenamenti e cercavo di applicarli. Naturalmente i risultati erano a volte soddisfacenti a volte negativi. Presi il coraggio e in privato gli scrissi che, attirato dalla sua
preparazione per la maratona, volevo provare ad allenarmi seguendo uno schema simile al suo.

Mi fece accettare una specie di contratto rigidissimo: devi fare quello che dico io, devi essere motivato, se no impiccati…, tutto il materiale che ricaverò dai test potrà essere utilizzato e pubblicato, insomma.. peggio che firmare una fidejussione bancaria. Accettai e cominciai la preparazione alla maratona di Venezia. Mi fece una tabella che solo a vederla, inizialmente pensai fosse da pazzi seguire, e invece i lavori durissimi riuscivo a farli perfettamente, ed a ogni lavoro andato bene, non vedevo l'ora di farne un altro. Le gambe in quei 4 mesi erano comandate da un qualcosa che andava al di là del semplice allenamento. La testa, la testa che tante volte mi aveva
scoraggiato, in quel momento era la forza delle mie prestazioni…

 
Marco invece racconta, in giorni e dopo allenamenti diversi:
Stavo benissimo e sentivo girare molto bene le gambe. Non mi sono sentito di forzare di più proprio perché il divertimento era la prima cosa. Il fatto di aver preso i rilevamenti ad ogni giro non destava alcuna preoccupazione circa i riscontri. Tranquillo, non sono in paranoia con la strumentazione. Era la prima volta in assoluto che percorrevo 12 chilometri in pista ed averli fatti senza particolari forzature mi ha permesso di pensare ad una velocità di riferimento più alta. L’unica cosa erano le pulsazioni con il loro ritmo abbastanza sostenuto. Durante gli ultimi 8 giri ho notato una particolare postura nella corsa. Sentivo la fase di spinta che partiva dai glutei e mi sono accorto di avere il petto proteso in avanti con le braccia che mulinavano decisamente. Bellissime sensazioni! Come può essere definito il lavoro che ho fatto? Io oserei definirlo semplicemente “divertente” ed entusiasmante, soprattutto perché mi insegna a dosare le energie per la parte finale della prova. Durante le ultime gare, infatti commetto spesso l’errore di partire leggermente forte e, per arrivare alla fine con un bel ritmo, devo prendermi una “pausa” a tre quarti gara. Con questo sistema, a prescindere che i ritmi sono notevolmente più lenti, imparerò sicuramente a gestirmi meglio, anche a livello psicologico.

Sono andato sul Soratte a spasso per più di un’ora all’interno di sentieri sconosciuti, correndo dove era possibile ed arrampicandomi per il resto. Ne è venuto fuori un lavoro molto più impegnativo di quello che mi ero proposto. Alla fine sensazioni di assoluto benessere. Essere completamente immersi in un ambiente naturale straordinario come quello del parco del Soratte ti fa pensare a quanto è bello il mondo che ti circonda. Immergersi in questo mondo, lasciarsi trasportare in su e in giù dall’istinto, dal desiderio di ammirare ciò che è sempre stato lì, con una prospettiva diversa dal solito, ti fa sentire di appartenergli di più. Il cuore pompa bene, i polmoni cercano di liberarsi dall’effetto di quelle maledettissime sigarette e, almeno per il momento, ci riescono. I quadricipiti si evidenziano dagli altri muscoli delle cosce, i polpacci spingono come forsennati, anche gli addominali sembrano voler dire la loro in modo autoritario. Non è bellissimo tutto questo? Io penso di si. Affacciarsi ogni tanto dai crinali rocciosi ed ammirare il paesaggio intorno, ogni volta diverso, con il sole che si affaccia rosso e prepotente dalle nuvole, ti fa pensare di esserci, ora, adesso, qui. Amo la vita come non mai, soffro e piango per il vuoto che un essere straordinario come D. ha lasciato, ma non mi voglio arrendere a nessun costo. Il fatto di essere il punto di riferimento di mio figlio mi fa sentire quella carica che in qualche modo sfocia nella corsa, il tutto con assoluta serenità e consapevolezza. Sento che io e mio figlio possiamo farcela, anche se qualche volta gli sottraggo dei momenti preziosi durante i quali vado a correre, so che lui non me ne vuole per questo. Sa sempre dove vado, non sento la necessità di nascondergli nulla e penso che molto presto comincerò a parlargli anche delle sensazioni straordinarie che provo correndo e che per il momento mi limito a scrivere in queste righe. Ho la sensazione di essere andato fuori tema, ma è intorno a queste cose che girava oggi la mia testa, ascoltando il corpo che nonostante gli acciacchi della notte aveva una gran voglia di immergersi nell’ambiente circostante, farlo suo, morderlo! Non è cattiveria, è desiderio di vivere, e di farlo permettendo ai cinque sensi di godersi questo spettacolo.

Una cosa è certa, durante il medio mi diverto come un pazzo e sento il mio cuore che pompa come un mantice. Probabilmente hai ragione quando parli di ritmi cardiaci un po’ eccessivi durante questa fase di allenamento: proverò a monitorare di più gli stessi in modo da darti quantomeno una indicazione dinamica della seduta. Per quanto riguarda le ripetute  4X2000 mamma mia! Ci provo tra un paio di settimane, dopo essere riuscito a farne 8 da 1000 seguendo il più possibile le tue direttive.

Gara di Corchiano! Pensavo onestamente di comportarmi un pelino meglio, comunque pazienza. Del tempo totale sono abbastanza soddisfatto, della distribuzione delle energie durante la gara un po’ meno. Sono infatti partito abbastanza allegrotto, ho pagato un po’ di fatica a metà gara ed ho ritrovato la giusta carica verso la tre quarti spingendo al massimo fino alla fine. In quest’ultimo tratto ho superato circa una decina di concorrenti (ma che hanno da guardarti così in cagnesco mentre li superi?) e sono arrivato con una progressione che non avevo mai effettuato in vita mia. Mi sono divertito molto e ritengo che in questo tipo di gare, migliorando gli allenamenti ed imparando a distribuire meglio le forze, posso limare ancora molto. Nella terza fase della gara, quella appunto in cui mi sono sentito risorgere, ho provato delle sensazioni di particolare benessere psicofisico attribuibile, molto probabilmente, a quanto mi piaceva il mio gesto atletico, sciolto, elegante, direi anche un po’ “cattivo”.


Sensazioni ottime. Mi sono proprio goduto il lavoro e ti ribadisco che i ritmi cardiaci stanno cambiando, soprattutto nella fase “lenta” dove le pulsazioni tornano al di sotto delle 145/150 già dopo 15/20 secondi di recupero, anche se lo stesso viene effettuato non proprio in souplesse. Spero che questo sia un dato positivo. Tengo a precisare che, anche se in questi ultimi allenamenti ho fatto sempre riferimento a dati cardiaci e cronometrici, il “gusto” della corsa in sé stessa non è mai venuto a mancare. Anzi! Luca, sento che sto cambiando, intendo dire a livello interiore, il mio approccio con la vita sta diventando sempre più sereno e sento che la corsa mi sta aiutando molto, soprattutto perché mi aiuta ad ascoltarmi ed a farmi sentire parte di ciò che mi circonda. Vorrei trovare uno spazio dove poter spiegare alla gente che magari sta vivendo un momento di particolare difficoltà, che nella vita ogni momento potrebbe essere l’ultimo e quindi dobbiamo viverlo con la consapevolezza di ciò. E di come l’esercizio fisico, soprattutto aerobico, riesca a creare quel rapporto con il proprio corpo e con ciò che lo circonda, dando alla mente quello stato di grazia che con le distrazioni della vita di tutti i giorni troppo spesso perdiamo. …saranno le endorfine! Grazie di cuore per tutto quello che stai facendo per me e per mio figlio, con il quale sto vivendo un rapporto che non avrei mai immaginato!
 

Daniela invece, racconta così un suo allenamento andato male, mostrando come l’aspetto emotivo fosse fortemente innestato nel metodo di lavoro che la riguardava:

Ho preferito gli 800 ai 2000. Ho avuto uno sfogo di lacrimoni dopo il secondo 800 (in cui ero andata un po’ in crisi) per la grande fatica. Ho raccolto tutte le forze per riuscire a svolgere gli altri, ma era come se non riuscissi più a correre. Eppure mi sono sempre allenata! Comunque è stato un modo per cercare di pensare positivo, concentrandomi sul mio respiro per trovare un po’ di pace nella mia testaccia.
Ieri poi mi sono seduta a gambe incrociate al bordo del campo nell'erba, ho chiuso gli occhi e ho respirato profondamente, cercando di respirare con l'addome e lasciando che il leggero vento mi accarezzasse il viso. Mi sono tolta le scarpe e le calze e ho prima camminato poi ho corricchiato
sull'erba ascoltando il fruscio che i miei piedi provocavano sfiorando il terreno. Così ho finito l'allenamento di ieri sera in perfetta solitudine. Ciao e buona giornata mio paziente coach.

(nota: alla mezza maratona di Parma del 2003 Daniela abbasserà il proprio primato personale di ben 18 minuti!)

 

Maurizio descrive anche lui un parziale insuccesso, ma dalle sue parole si rileva un coinvolgimento notevole, che è ingrediente indispensabile alla fissazione emotiva degli stimoli:

In programma avevo il 5+5 x1000. Prima di tutto, non mi cazziare, perché ho dato l’anima per riuscire a tenere i tempi che mi avevi fissato. Ero un po’ titubante perché erano anni che non scendevo a quei ritmi; oltretutto, le gambe avevano recuperato solo in minima parte lo sforzo di sabato che per me è stato considerevole. Comunque, armato di buona volontà e desideroso di riuscire a portare a termine il mio allenamento ho segnato questi tempi … E qui, quando si è trattato di partire per il 1000 veloce, ho avuto lo stesso problema di sabato con la tredicesima ripetuta; in sostanza, le gambe si sono letteralmente rifiutate di accelerare. Non ne avevo più dentro e l’andatura era ancora più lenta del 1000 precedente. Oltretutto, il terzo mille veloce l’ho corso praticamente boccheggiando (sembravo uno in crisi respiratoria che non sa più dove andare a prendere il fiato); situazione che non è migliorata con il terzo mille lento. Così, contrariamente ai miei principi e a quanto da te richiesto, mi sono dovuto (credimi) fermare perché a) avrei snaturato la natura della prova; b) avrei stancato ulteriormente le gambe in vista degli allenamenti futuri. Ho fatto bene o male? In questi casi, come dovrei comportarmi?
Questo è quanto mi è successo nella prima settimana di test. Se ti devo dare il mio giudizio personale sono da un lato scontento per non aver rispettato in pieno la tabella, ma dall'altro moderatamente soddisfatto perché comunque, sia sabato sia oggi, sono riuscito a completare almeno una parte delle prove nei tempi da te richiesti; credo che con un po' più di allenamento nelle gambe e con una assuefazione ad un certo tipo di allenamento, sarò in grado, a breve, di completare le prove.

Ora attendo con trepidazione i tuoi commenti e la tua prima valutazione sulla mia performance.

Luca, grazie per i complimenti e, soprattutto, grazie per avermi restituito, con il tuo libro e la tua preziosa assistenza, la gioia di correre e di confrontarmi con me stesso in modo positivo.

 

Gino, a poche settimane dall’inizio del rapporto, già percepisce che qualcosa sta cambiando, e interpreta in gara già alcuni dei messaggi che gli abbiamo trasmesso:

Ciao Luca, lo sai che ho già visto dei risultati ?

Ovviamente non dal punto di vista dell'allenamento organico ma di quello mentale.

Il fatto di avere come maestro uno che dà molta importanza alla mente mi ha motivato molto in gara e in allenamento.

Venerdì sera come sai ho svolto una gara nel centro storico di Adria. 1600m di circuito da percorrere 4 volte. So di stare bene e da un po' di tempo noto costanti miglioramenti nelle mie prestazioni quindi decido di stare assieme ad un gruppo di amici che hanno personali da 2h45' a 2h 55' in maratona. Alla fine del primo giro (5'50") decido di rallentare perché il ritmo non e' il mio. 3 amici davanti 1 dietro.

Secondo e terzo giro rispettivamente in 6'05" e 6'09". Nonostante il rallentamento il mio e' un recupero di posizioni costante. 2 amici davanti e 2 dietro.

All'ultimo giro inizio a sentire la fatica, dentro le viette di Adria c'e' un caldo infernale e i continui cambi di ritmo dovuti alle curve a gomito mi stanno un po' provando. Penso di ridurre il ritmo quando alzando lo sguardo vedo uno dei 4 amici a 60-70m. Allora giù il pedale, mancano 1500m e forse ce la posso fare. A 500 m dall'arrivo lo vedo a circa 30 m. La fatica è al limite, un parte di me dice "accontentati" mentre l'altra parte di me dice "forza, animo, con che coraggio racconterai a Luca la rinuncia di un bel volatone sotto gli occhi di molte persone?".

Quindi mi faccio forza e riesco a passargli davanti proprio negli ultimi 30 m. Alla fine sono 52esimo in 24'10" alla media di 3'46". La mia soddisfazione è enorme per il piazzamento (sono davanti a gente che di solito neanche vedo), un po' meno, ma comunque tanta, per il crono. Speravo in una media di 3'40" ma la temperatura, e il percorso pieno di curve un po' mi consolano.

 

Domenica mattina sono uscito per il 5+5x1000  … Anche qui volevo smettere ma mi è tornato in mente un tuo assioma. Una volta iniziato l'allenamento non si deve interrompere per nessun futile motivo. A fine allenamento ero molto soddisfatto per aver corso un 10000 alternato in circa 42'. Tempi che solo pochi mesi fa riuscivo a fare solo in gara. Ora mi escono lisci lisci, e senza tirarmi il collo più del dovuto. Una curiosità: cosa significano CRI e MOT ?

 

 

Infine Gino descrive in lista in modo molto colorito l’incontro “reale” con il suo coach. Dieci giorni più tardi limerà il suo personale nella mezza di più di tre minuti.

Come già anticipato da Luca (il mio coach) venerdì abbiamo avuto modo di conoscerci e di provare assieme il famoso MOT 1000.
Premetto che ho iniziato da poco ad allenarmi con Luca e l'ho fatto sopratutto per migliorare
il mio atteggiamento mentale verso la corsa e l'allenamento.
Ritornando a venerdì, dopo un po' di riscaldamento partiamo con le ripetute. Da programma
dovevo fare 600 m a 4'15"/km +300m a 3'45" /km +100m al max, per sei volte.
Luca ha pensato subito di decurtare di 15" ogni frazione, così mi ritrovo a finire i primi tre 1000 da 3'31" a 3'39" con un recupero di 4'20"-4'30. Cose per me impossibili da immaginare allenandomi da solo.
Alla fine del terzo ero già abbastanza in crisi, e se fossi stato da solo, tra il quarto 1000 e la doccia avrei optato per quest'ultima.
Con un po' di spronamento sono riuscito a portare a termine l'allenamento. Se uno mi avesse visto alla fine l'avrebbe chiamato MORT1000. Impressionante cosa si riesce a dare anche quando pensi "non ce la faccio più".
Dentro di me pensavo: "Ora basta mi arrendo" e invece il coach esclamava "Scommetto che il prossimo lo fai sotto i 3'40". La cosa piu' incredibile e' che ci riuscivo veramente.
La parte più bella dell'allenamento è che ne sono uscito caricatissimo e con una voglia di correre
rinvigorita per il fatto di essere riuscito a portare a termine un allenamento molto intenso e per saper di valere un po' di più di quello che pensavo io.
La carica e lo stimolo mi hanno aiutato anche ieri quando dovevo fare un progressivo 4x3000 partendo da 4'30" e scalando di 15" fino a 3'45". Alla fine del terzo ero molto stanco e la voglia di fermarmi era tanta. Pensando però a venerdì scorso, e a come sono stato motivato a continuare l'allenamento, sono riuscito a finire in 3'47".
Questo tipo di allenamento a me sta giovando in maniera incredibile e il mio stato d'animo e la carica che ho si ripercuote anche nella vita di tutti i giorni.
A casa abbiamo poi avuto modo di chiacchierare senza il fiatone da recupero in un clima di grande cordialità. Spero di poter partecipare a qualche altro incontro nei prossimi mesi per rivivere momenti simili.

 

 

Franz, svariati chili più magro di quando ha iniziato a conoscere il Mind Body Work, scrive:

Ciao Luca. GRAZIE!!!!

Ieri ho corso la mezza e il tempo finale è stato 1.41.26 che confrontato con la mezza di Trieste a maggio (2.03.45) la dice lunga. Ma soprattutto ho beneficiato fino in fondo di tutti gli allenamenti fatti. Le gambe non mi hanno mai abbandonato e, soprattutto, la testa mi ha sorretto. Direi che il risultato è merito al 90% dell'allenamento mentale: ho saputo gestire la gara, correre da solo, resistere alla crisi al 18° km, tirare l'ultimo km e riprendere un podista che mi aveva superato. E infine lasciare vincere una coppia di anziani tarantini che sono arrivati davanti mano nella mano. E' stato bellissimo. Grazie ancora.

Poi Franz, rileggendo in termini teorici la sua prestazione, e tornando - in una lista telematica - sul concetto di “rimozione dei blocchi mentali per incrementare le prestazioni” afferma:

Nella mia ingenuita' ed inesperienza ho interpretato/immaginato l'allenamento MindBody in modo assolutamente non scientifico, forse perfino un po' fideistico. Ma tant'e' al massimo vi faccio ridere un po' di me....

Il 'sistema' Essere Umano in quanto apparato per la corsa potrebbe essere diviso in tre zone logiche, la MENTE, il CORPO e la zona intermedia che chiameremo MINDBODY sfruttando il neologismo di Luca.

Ora tutti abbiamo provato ad allenare il corpo, che significa effettuare una serie di esercizi per fortificarlo, renderlo più veloce ecc. Parimenti molti esercitano la mente (quella che potremmo ridurre semplicisticamente alla Forza di Volontà) cercando di finire gli allenamenti o di rispettare una tabella o di finire una gara o anche di resistere davanti alla seconda porzione di pastasciutta.

La zona MINDBODY credo stia a metà tra le altre due. Quando il corpo e' stanco lo comunica alla mente attraverso la zona MB (il corpo non e' in grado di esprimersi in modo esplicito, invia dei segnali che qualcosa interpreta: l'interfaccia corpo-mente che chiamiamo MB). La mente comanda il corpo a reagire in moto da proteggere l'intero sistema (il famoso salvavita).

Però il meccanismo va tarato: nel mio piccolo durante i primi allenamenti autogestiti non sono MAI riuscito a finire una sessione davvero stanco. E non perché sono un superatleta ma perché ho meccanismi di protezione collaudatissimi e a prova di qualsiasi sforzo. Quando ho cominciato a sperimentare le tabelle di Luca (ed e' stato un atto di fiducia, non un'accettazione ragionata di un metodo che non conosco appieno) mi sono stupito che in molti allenamenti dovessi interrompere prima della metà (vi assicuro che non ce la facevo proprio più) e, appena salito in macchina, mi rendevo conto che avrei potuto ricominciare. Poi un po' alla volta sono riuscito a terminare anche quegli allenamenti (la sconfitta del drago, come dice qualcuno).


Ferruccio è in dubbio prima di correre la maratona di Venezia 2002, se fare ancora un lunghissimo, e mi chiede lumi:

Domani ho in programma di fare FLU 300. Abbi pazienza, ma domenica, un lungo no proprio?

Rispondo che non è il caso: è sufficiente quello che ha già fatto.. che se mi dà retta possiamo raggiungere la luna (nel suo caso Venezia sotto le 3 ore: da notare che il primato personale di Ferruccio – datato 1999 – è di 3h32’!).

Va bene Luca, ti do ascolto.

Gli allenamenti a digiuno li provo già, è da parecchio che ti leggo.

Ho sempre pensato che tutto ciò che sono riuscito a fare nello sport, è dovuto alla mia volontà che ha sopperito alle carenza fisiche... e la luna mi è sempre piaciuta.
 

Martedì 15 -  avevo in programma di fare le ripetute 6 x 2000, e mi sono recato in campo per l'allenamento. Ma dopo dieci minuti mi sono fermato. La mia testa non era venuta al campo, stava correndo in altra direzione. Piuttosto deluso qualche ora dopo mi sono limitato a una corsetta.

Mercoledì 16 - oggi altra storia. alla mattina corsa lenta, alla sera 6x2000  sempre sotto 3'50''/km, con recupero 1000 in 4'15''.

Al termine ero finito, non avevo mai corso così veloce i 2000. però mi sono divertito.

Giovedì 17 - MBW SRG 5x4.  eh sì, avevo bisogno di rilassami un po' oggi, e anche domani.

Sabato 19 - MBW CRI 54321. da ritmo gara 4'15'' a 3'45''. Pomeriggio corsa lenta

Domenica 20 - 1h corsa lenta, aumentando la velocità nella seconda parte. Pensavo di rifare il progressivo domani, ma forse è meglio di no: mi sento stanco, oggi.

Mi sono accorto che nel progressivo, l'ultima serie, faccio fatica a tenere il ritmo, e perdo qualche secondo. Mentalmente però, perché l'ultimo km sono in grado di aumentare e lo faccio in 3'40''. Non sono abituato a correre a questi ritmi, non l'ho mai fatto.

 

Impressioni su SRG 5x4. Credo di essere riuscito ad individuare la velocità di soglia aerobica, e riesco anche ad essere preciso nel mantenerla. Mi sono allenato molto in pista proprio per questo. Ho visto che compio diversi giri di pista sempre alla stessa velocità, sbagliando di pochi decimi al giro.

Invece nel progressivo, l'ultima frazione quella più veloce, sono meno preciso, e tendo ad essere qualche secondo più lento del tempo da rispettare.

Per quanto riguarda l'alimentazione, tutto a posto, non ho dubbi. Mi preoccupa invece il rifornimento in gara: faccio fatica a bere in corsa, e non vorrei rallentare troppo per riuscire a bere. Inoltre dopo aver bevuto mi è capitato a volte di sentire delle fitte al fianco sinistro, che tuttavia scompaiono dopo qualche minuto. Forse mi sto preoccupando troppo...  Dai, sono pronto. Ti farò sapere.


Obiettivo raggiunto, coach. 2:57:17. E’ andata bene, ho ottenuto quello che volevo.

Ho perso diversi minuti nel primo km, non riuscendo a passare avanti. Poi ho mantenuto l'andatura di 4'15 per le prime due ore. Sono passato alla mezza in 1h 30'. Ho aumentato un po' la velocità la terza ora, dopo il 28°. Mi sono preoccupato quando ho sentito cenni di crampi al 39°, ma sono riuscito a mantenere un' andatura costante lo stesso.

Sicuramente il clima mi ha aiutato. Ha piovuto fino a dieci minuti dalla partenza, poi il cielo è rimasto coperto per le prime due ore di gara.

E adesso che si fa?

(si fa che abbiamo impostato un obiettivo ambizioso a 2h48’ in un anno di lavoro…)

 
Andrea invece ringrazia per avere ottenuto il suo primato personale alla Stramilano, abbassandolo di 7’, e comprendendo come il risultato sia conseguenza di una crescita mentale avvenuta in questi mesi:

Ciao Luca, grazie dei PUBBLICI complimenti!

Intanto devo dire che mi ha fatto piacere finalmente incontrarti di persona; poi la gara: non avevo mai visto dal vero una corsa "seria" e vedere DAL VERO cosa vuol dire correre a 3’ a km fa un certo effetto.

Per quanto riguarda la gara è vero, è andata bene, anche perché dopo il black out di Genova e le difficoltà incontrate con il CRI 54321 non sapevo se, oltre ai denti, avevo anche qualcos'altro da stringere.

Invece, tenendo conto che dopo 5 km avevo già 1'30" di ritardo sui previsti 4'30" a km, ho saputo tenere un buon passo e finire in progressione (leggera, ma in progressione). Come avevi previsto, nel finale me ne sono "mangiati" parecchi; Peccato quei ventuno secondi!

Ho letto su Correre che Arcelli dice che con 1h 36' sulla mezza uno vale 3 h 22' in maratona: sarà vero? Ho proprio voglia di scoprirlo.

Un grazie per l'aiuto di questi mesi, in bocca al lupo per il ginocchio e arrivederci a presto!

 

Sono testimonianze spontanee e genuine dei frutti naturali di un rapporto di allenamento basato non solo su tabelle e ritmi, ma anche e soprattutto su un’attenzione agli aspetti mentali.

In questi due anni di test sul Mind Body Work abbiamo insegnato un metodo a molte persone, ma da ciascuna di loro abbiamo imparato qualcosa, che ci è poi servito a migliorare l’approccio con tutti gli altri. La gestione di un rapporto a distanza non è sempre facilissima: occorre capire il detto e il non detto, e riuscire a farsi descrivere correttamente risultati e sensazioni dei singoli allenamenti.

La nostra esperienza, tuttavia, ci ha portato a credere che sia possibile fornire gli stimoli mentali corretti, attraverso gli allenamenti Mind Body Work, anche attraverso un Personal Computer.

E’ vero che l’osservazione diretta dello sforzo dell’atleta può darci un numero enorme di informazioni utili, e consentirci di lavorare anche sulla correzione di posture scorrette o di tecniche non adeguate. Dall’altra parte, essere presenti in un campo sportivo di una sola città per qualche ora al giorno, limita fortemente il numero di atleti che si possono seguire, e la gamma di esperienze testabili. In ogni caso, la scelta è stata quella: agli altri di testarne altre che ritengano ancora  più efficaci.

Noi rispettiamo il lavoro di qualunque onesto coach (sia “da campo” che “a distanza”) e non pretendiamo che i risultati da noi ottenuti dimostrino scientificamente qualcosa a chicchessia.

Nessuno tuttavia si permetta di commentare con superficialità i risultati dei nostri atleti, perché essi non sono professionisti da 2h10’, o campioni olimpici. La loro fatica è del tutto paragonabile a quella di un campione, e merita tutto il nostro e vostro rispetto. Talvolta chi si permette di criticare non è riuscito ad abbassare il primato personale dei suoi atleti “lenti” neppure di un minuto. Qui risparmi il fiato. Portare un atleta che da anni è in stato di stasi prestativa (e nel frattempo si trova anche quattro-cinque anni in più sul groppone) a migliorare il suo primato in maratona anche solo di pochi minuti, è per noi un grande traguardo. Il grazie più bello, è quello che ci viene dal sorriso di chi ha raggiunto i suoi obiettivi: prestativi, alimentari, mentali.

Qui abbiamo semplicemente esposto qualche commento (spontaneo perché espresso al momento, e non in funzione di questo testo) scritto di pugno da alcuni atleti che hanno seguito i nostri sistemi.

Qualcun altro è ancora sulla strada, e stiamo lavorando insieme. Altri ancora hanno seguito le nostre indicazioni in modo approssimativo per motivi familiari o lavorativi, e non sono riusciti ad avere una continuità che consentisse di ottenere risultati apprezzabili. Nessuno ha in mano la ricetta infallibile del successo sportivo: tantomeno noi.

Chi volesse testare il Mind Body work, tuttavia, sappia che avrà dalla sua parte tutto il nostro entusiasmo e tutto il nostro impegno, per capire sempre più a fondo le dinamiche mentali che governano le nostre prestazioni sportive.

Per noi è stata un’esperienza di profonda crescita, gratificante, divertente.

Ci auguriamo che chiunque legga queste righe sia in grado, con i suoi atleti, di provare le stesse emozioni.
 
< Prec.

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