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Lo Zen e l'arte di far muovere i nostri figli
Ed. Tecniche Nuove (febbraio 2008), € 19,90
 
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Mente&Maratona: prefazione di Marco Marchei PDF Stampa E-mail
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Marco Marchei   
le tante esperienze fatte nel tentativo di crescere professionalmente, una, in particolare, mi è rimasta impressa (è proprio il caso di dirlo, come si vedrà): un corso di lettura veloce e memorizzazione. Due “materie” piuttosto diverse tra loro, che si basavano su tecniche altrettanto dissimili. Molto meccanica quella che mi ha insegnato, se non proprio a “divorare” le parole, quanto meno a procedere più spedito nella lettura dei testi. Molto più creativa, invece, quella che mi ha portato a tenere a mente date, cifre, calendari, nozioni in genere, anche parecchio complesse. Nella prima parte della lezione si facevano ballare gli occhi, nella seconda – sempre la più attesa – i pensieri.

Il giorno in cui l’insegnante ci dimostrò che memorizzare era un gioco da ragazzi, rimanemmo effettivamente tutti a bocca aperta: uno di noi propose, a caso, una serie di parole che lui ripeté rigorosamente nell’ordine. E per smentire che si trattasse di una magia fece provare noi a fare la stessa cosa, dapprima in gruppo poi individualmente. Il meccanismo, ci spiegò, non era poi difficile; l’importante era lasciare nella memoria una traccia adeguata: che l’impronta fosse più o meno marcata – e dunque restasse per un tempo più o meno lungo – dipendeva dal maggiore o minore coinvolgimento emotivo nel momento in cui si mandava a mente qualcosa. E ci suggerì un percorso, una sorta di racconto immaginario, molto “partecipato” da parte nostra, che in capo a pochi secondi ci consentì di ripetere pari pari le parole proposte. Oggi, a distanza di tempo, sono ancora in grado di snocciolare l’elenco: quella storia che inventai sul momento mi è rimasta scolpita dentro.

Negli anni ho utilizzato più volte quella tecnica di memorizzazione – che in verità mi risulta ancora molto utile – senza chiedermi perché funzionasse e, tanto meno, se poteva essere applicata ad altri campi d’azione. Leggendo le bozze di questo libro, e acquisendo le basi di meccanismi neurofisiologici apparentemente complessi, non solo mi è diventato più semplice comprendere la logica di certi metodi che a molti appaiono ancora come stregonerie, ma ho anche capito che sfruttare le grandi potenzialità della mente applicandole, attraverso tecniche mirate, anche all’allenamento per la corsa era l’uovo di Colombo.

 Certo, bisognava pensarci, elaborare l’idea, trasformarla in teoria, sperimentarla perché desse risultati. Tutti passaggi che Luca Speciani e Pietro Trabucchi – tra l’altro due cari amici – hanno diligentemente scandito prima di arrivare a realizzare quest’opera ponderosa. Che sarà di grande utilità ai maratoneti – e ai corridori in genere – perché li aiuterà a conoscere meglio le proprie risorse ma anche e soprattutto perché per la prima volta – e questo susciterà sicuramente notevole curiosità – proporrà loro tecniche che abbinano l’allenamento mentale a quello fisico.

Tecniche nuove, in grado di dare un bell’aiuto a chi voglia migliorarsi sui 42 chilometri o nelle gare di lunga lena in genere. Altro che il mio corso di memorizzazione!

Credo che questo lavoro rappresenti un percorso nuovo, una pietra miliare su una strada ancora battuta da pochi, a cui molti potranno fare riferimento. E se conosco Luca e Pietro, la loro disponibilità al confronto con altri tecnici, psicologi, medici, fisiologi, alimentaristi, sarà massima, senza nessuna pretesa di “proprietà” su quanto qui scritto. Con l’intenzione invece di fare crescere in qualità e quantità un dibattito su questo interessantissimo argomento.

Lo studio delle interazioni tra mente e corpo nella corsa ha da qualche anno un pubblico attento, esigente e in forte crescita numerica e qualitativa, sempre più insoddisfatto dei “manuali” in circolazione, spesso privi degli indispensabili riferimenti fisiologici e talvolta troppo teorici, che alla fine provocano un ristagno di interesse. Luca e Pietro hanno cercato di tracciare una strada nuova, con due anni di intenso studio teorico e sperimentale sui loro atleti e prima ancora su se stessi.

A loro auguro che lo stretto percorso oggi tracciato nel bosco possa presto diventare per tutti un sentiero largo e comodo. Che spinga altri curiosi o creativi a percorrerlo con convinzione, aiutando il sempre crescente numero di appassionati di maratona, ogni anno più esigenti, a conoscere meglio i perché profondi della bellezza del loro gesto.
Marco Marchei
 

   
 
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