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Articolo apparso su "TRIATHLETE". Nov/Dic 2006
Tempo perso… Difficile ed impegnativo lavorare in uno studio medico come consulente della nutrizione in ambito sportivo. Tanto più impegnativo, poi, quando alla fine di un lungo colloquio in cui si sono già dovuti superare parecchi ostacoli di tipo psicologico, o legati ad errate abitudini acquisite nel tempo (dolciumi, farine raffinate, abbuffate serali, salto della colazione, uso del cibo come compensazione ecc.), si arriva al punto in cui si deve parlare di movimento fisico. L’educazione fisica in Italia è spesso bistrattata. Molti di noi ricorderanno alle medie o al liceo l’ora di “ginnastica” come uno spazio in cui portarsi avanti con i compiti o in cui corteggiare le ragazze della classe accanto. I più fortunati avevano un docente che li costringeva almeno ad essere presenti in palestra, ma che talvolta si presentava in evidente sovrappeso e in abbigliamento tutt’altro che sportivo. Oggi le cose vanno un po’ meglio, ma nell’immaginario collettivo la ginnastica è spesso considerata “tempo perso”, o al più un momento di sacrificio necessario. E’ chiaro come, con queste impostazioni, la maggior parte delle persone (fortunatamente non la maggior parte dei praticanti Trifitness) trovi l’ora di attività fisica, quotidiana o trisettimanale che sia, un impegno gravoso e faticoso da rispettare. Ben altre dovrebbero essere le premesse: capire ad esempio che il nostro corpo ha un bisogno enorme di luce, che i nostri muscoli e le nostre ossa se non si muovono diventano più fragili e meno robusti, che il nostro cuore e la nostra “testa” richiedono questo periodico salutare “massaggio” in assenza del quale rinunciano a qualcosa di naturale scritto nei nostri geni. Domani si parte! In ogni caso, e indipendentemente da qualunque premessa, alla fine della visita (forse anche grazie alle mie discrete capacità di motivazione) il paziente esce dallo studio rinfrancato e deciso: è ora di cambiare vita! La semi-sedentarietà protratta per troppi anni mi ha già provocato troppi danni, ed è meglio correre subito ai ripari. Stasera compro un paio di scarpe da running e gli occhialetti da piscina, lubrifico e ripulisco gli ingranaggi della bicicletta e domani incomincio un lavoro regolare e costante per rientrare in forma e perdere queste antiestetiche “maniglie dell’amore”. Detto fatto, il giorno dopo l’amico si trova in sella alla sua bici, rimessa un po’ a nuovo per l’occasione, e percorre un certo numero di km rimanendo – alla fine – soddisfatto e piacevolmente stanco. “Ho proprio fatto bene” – pensa – “devo proprio continuare così!”. La prima settimana scorre liscia. Il giovedì è stata fissata la piscina dopo il lavoro, e la domenica si è partecipato ad una camminata in campagna a partenza libera, in cui il bel percorso tra i campi ha reso più interessante la percorrenza, allontanando la noia. Nella seconda settimana un piccolo imprevisto ha impedito di andare in piscina, ma sono stati comunque svolti due allenamenti, quello in bici e quello di corsa, anche se lento lento. Nella terza settimana c’è il crollo. Martedì mattina, momento libero dedicato alla bicicletta, s’è dovuto accompagnare la bimba dal dentista, e le ore previste sono dunque saltate. Giovedì, come al solito, il capo s’è inventata una riunione all’ultimo momento, ed è stato impossibile andare in piscina. La domenica poi, c’era la festa di zia Giulia e s’è dovuto rinunciare anche alla camminata. “Poco male” – pensa il nostro amico – “dopo tanti anni di sedentarietà recupererò settimana prossima!”. Ma già sa che non sarà così, e dopo un po’ di tira e molla la pigrizia e la sedentarietà riprenderanno il sopravvento, magari insieme a tutti i loro cattivi compagni (sovrappeso, fumo, cattivo umore, calo metabolico ecc.). Ma è sempre così? Un compitino sì, uno no Alla visita di controllo il paziente si presenta con il compitino “dieta” ben svolto. Pochi gli sgarri, cibi sempre integrali, solo un cedimento alla festa di zia Giulia. Il compitino “sportivo” invece è stato del tutto disatteso. Dopo la prima settimana e mezza, non ha più fatto nulla, se si eccettua qualche sporadica uscita quando i sensi di colpa hanno prevalso. E i risultati sulla bilancia si vedono: solo una piccola trasformazione di massa grassa in massa magra invece dei risultati più consistenti che ci si sarebbe attesi. “Dottore” – dice il paziente – “il tempo non lo trovo proprio. Tra lavoro, famiglia, impegni che sembra facciano apposta a saltar fuori all’ultimo momento…”. C’è bisogno di un consiglio che renda applicabile il principio. Perché il principio è condiviso, ma l’applicazione pratica è incostante e irregolare. Come fare? Mai due giorni senza sport Una regola importante per sentirsi stimolati a muoversi almeno 3 volte la settimana è la seguente: non devono passare mai più di due giorni senza che si sia fatto del movimento. Il motivo è di ordine biochimico metabolico: una buona ora di attivazione fisica metabolizza una certa quantità di grassi che vengono smontati in glicerolo e singoli acidi grassi per essere successivamente metabolizzati. Una volta che i grassi si siano mobilizzati, le vie metaboliche rivolte al loro consumo energetico sono attivate, e restano pronte ed efficienti per un tempo variabile tra le 24 e le 48 ore. In questo modo anche quando prendiamo l’autobus continuiamo a consumare grassi con grande beneficio per il nostro organismo. Se invece stiamo diversi giorni senza fare attività, il consumo dei grassi si “riaddormenta” rendendo il dimagrimento più difficile. Niente scuse! Ma se il capufficio insiste a organizzare riunioni alle 18.00, come si fa? La risposta è predisporre una possibilità di movimento “di emergenza” che possa tamponare l’eventuale perdita di opportunità sportiva esterna. In altre parole, noi programmiamo pure la piscina o lo spinning in palestra, ma se dovesse saltare per motivi di lavoro o famiglia, teniamoci pronti ad una camminata serale, oppure a salire sulla cyclette, sul tapis roulant o sull’ellittica, magari davanti ad un bel film, per un’oretta di moto prima di andare a letto (naturalmente, a digestione finita). Lo so, non sarà come correre nei campi o scalare il “Colle Brianza”, ma ci permetterà di mantenere attivi i nostri ritmi metabolici, attaccando le nostre scorte di grasso superfluo e stimolando in modo adeguato la nostra muscolazione. Non abbiamo né cyclette, ne tapis a casa? Va bene: andiamo al primo negozio di articoli sportivi e procuriamoci almeno uno “step”: una piccola pedana sulla quale muovere alternativamente i piedi spingendo verso il basso. Si trovano nuovi a 30 Euro o giù di lì, e stanno in un cassetto. Non avete scuse. L’allenamento “bello” lo faremo la prossima volta, quando avremo tempo. Ma intanto siamo riusciti a mantenere l’impegno di risvegliare il nostro corpo e il nostro metabolismo con un’attività fisica sana e variata. Non è una rivoluzione, forse, ma ci consente di guardare avanti con ottimismo. Il nostro corpo e la nostra mente, presto o tardi, ringrazieranno. Luca Speciani |