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Ornella racconta il suo UMTB del 2006
| | | | | Ancora adesso non ci credo: dopo averlo tentato (nel 2003 mi sono fermata al 72esimo km di Courmayeur) e ritentato (nel 2004 ho raggiunto il 117esimo km di Champex Lac), sono finalmente riuscita a fare quel giro attorno al Monte Bianco… tanto sognato! Nell’UTMB i 158 km del percorso si esprimono in 8500 m di dislivello suddivisi in 8 salite impegnative che vanno dai 600 ai 1300 m di dislivello con altrettante discese, qualche salita più dolce e un’infinità di fantastici saliscendi su dei sentieri “balcone” in quota che ti donano dei panorami meravigliosi il cui ricordo non ti abbandonerà più.Partire alle 7 di sera dal cuore di Chamonix che pullula di gente felice è un’emozione grandissima e ti accompagna una musica che ti fa volare lontano coi pensieri… Ricordo il tramonto rosa poco prima del Col de Voza in compagnia dei miei goliardici compagni di squadra dell’Altitude (che mi hanno fatto venire il mal di pancia a forza di ridere) con i quali ho corso i primi facili 13 km di gara attraverso un pubblico festoso. Non sò quanti bimbi mi hanno dato il “five” da La Villette a Les Contamines, splendida cittadina savoiarda, il 25esimo km di gara: più una calda festa di paese che un ristoro! Rivedo ancora l’infinita scia di lucciole che da Notre Dame Gorge salivano a La Balme per raggiungere la Croix de Bonhomme, il tostissimo colle del 38esimo km! E’ notte inoltrata, ma la folla che ci applaude a Les Chapieux non è andata a dormire, un controllo a sorpresa viene fatto al mio fin troppo pesante zaino e poi mi attende una cena dall’antipasto al dolce in un caldo tendone… ma sono a una festa campestre o in gara? Riparto col mio passo del Nordic Walking per affrontare la lunga e dura salita al Col de La Seigne e dopo 54 km con un piede in Francia e uno in Italia vengo ripagata da un’alba fantastica che mi regala una nuova sferzata di energia. Nel frattempo altri amici nuovi e vecchi mi accompagnano nel mio cammino, ma quando passo per il Mont Favrè non riesco a staccare gli occhi dalla Brenwa e al Col Cecrouit, il 67esimo km di gara, faccio una bella colazione con caffe, pane, marmellata e frutta secca. Il sole è già alto in cielo quando arrivo a Courmayeur: mi attende una doccia calda, un massaggio, un cambio d’abiti leggero e soprattutto un piattone di pasta al pomodoro! Parto come nuova poco prima di mezzogiorno per salire al Rifugio Bertone, ero felice perché mi sentivo bene, i piedi non erano ammaccati come nel 2003 e le ginocchia non urlavano vendetta come nel 2004, ma in compenso stava per sopraggiungere l’insidia più grossa che mi avrebbe fatto compagnia fino alla mattina del giorno dopo: il sonno! Iniziai a sognare i piumoni blu del Rifugio Bonatti e mentre le Grand Jorasses si stavano nascondendo dietro alle nuvole, scambiavo i prati per morbidi e profumati materassi. Mi sono attaccata alle prime flebo di caffè (era talmente diluito che bisognava berne a litri perché facesse effetto), ma poco prima dell’Arnouva ecco che la Divina Provvidenza mi regala una pioggerellina leggera che risveglia i miei sensi e tonifica il mio corpo. Un vento gelido mi spinge verso il 93esimo km del Grand Col Ferret, sono solo le 4 di pomeriggio, ma già è ora di indossare l’abito da sera… rigorosamente in goretex! La discesa a La Peulaz è già uno scivolo di fango senza fine, ma il sonno per il momento aveva lasciato il posto al freddo… e vi assicuro che mi teneva ben sveglia! Ai 102 km de La Fouly faccio il bagno nella minestra calda di capelli d’angelo per un’infinità di volte, per renderla più buona la riempo di formaggio svizzero, ora avrei voglia di una bella cioccolata calda, ma non c’è e non mi resta che annegare nel caffè! Arrivo a Praz De Fort con una leggera, noiosa e lunga discesa, ricordo solo i piedi di chi mi precedeva e le pozzanghere che cercavo di saltare per non bagnarmi i piedi… La zona cambio di Champex Lac, al 117esimo km, non è la bella e accogliente palestra di Courmayeur, ma un umido e freddo rifugio antiatomico risalente alla seconda guerra mondiale, mi lavo in un lavandino veloce come fa un gattino, mi spalmo un intero tubetto di crema riscaldante e ceno con un triste brodino con dentro qualcosa di non identificato che si deposita sul fondo… ah sono i soliti capelli d’angelo cotti non troppo al dente! Mi sparo una Red Bull per dimenticare e sola soletta parto per il Col della Bovine (i miei amici si sono fermati a dormire, trovano i cancelli chiusi e non riescono più a partire). La salita ha iniziato ad impennarsi sui massi grossi di una frana e si era formata una catena umana dove si stava uno attaccato all’altro con la prontezza di sorreggere quello davanti che ogni tanto si addormentava e crollava, solo quando qualcuno a dormire su qualche masso si fermava… si sorpassava! In discesa sono stata accompagnata da madonne, angeli e santi: era la discesa più facile di tutto il trail e io facevo un passo da sveglia e un passo da addormentata fino a quella panchina al Col de la Forclaz tanto sognata, dove i volontari mi hanno subito sbrandata! Il 132esimo km del piccolo Comune di Trient mi ha accolto nella sua infermieria, dove sono stata amorevolmente massaggiata, ero talmente rilassata che mi sono addormentata! La pennichella è durata poco, stavano chiudendo i cancelli e mi aspettava ancora l’ultima salita dura del giro, quella che porta agli Chalet des Tseppes, dove prevedevo di fare un abbondante colazione, ma era finito tutto anche il caffè e quindi ricado nel sonno mentre affronto le terribili sabbie mobili che mi porteranno a Les Essert. Raggiungo il 142esimo km di Vallorcine con le mie due palle di fango ai piedi… ma le scarpe sotto ci sono ancora o si sono disfatte? Trovo caffè, biscotti e tanto affetto! Il sentiero delle diligenze che un tempo collegava Martigny a Chamonix mi porta al Col des Montets e il trenino rosso del Monte Bianco fischia per tenermi sveglia. Mancano meno di 10 km e sono ad Argentiere ad azzannare un’intera baghette spalmata di uno squisito formaggio francese che fa alzare il colesterolo anche a chi applaude… E ho capito che sarei arrivata… da lì in poi il pianto non mi ha più abbandonata: “C’est l’emotion” dicevo alla gente mi voleva consolare… vedendomi disperata! Nelle mie ultime 4 ore di gara mi sembrava di essere ad una ritirata di guerra: c’era chi camminava zoppo, chi aveva un piede che guardava a destra e l’altro a sinistra, chi tirava una gamba, chi si fermava a meditare, chi rotolava e chi come me barcollava… Sono esplosa in un singhiozzo quando arrivata a Chamonix mi sono sentita stritolare dalla morsa di calore del pubblico e dall’affetto degli amici che mi aspettavano all’arrivo. Chi se lo dimenticherà mai quel pomeriggio di agosto tra i baci dei bimbi, le mie lacrime e la folla immensa che mi stringeva nell’abbraccio più emozionante della mia vita… Non penso che rifarò un’avventura come l’UTMB tanto presto, sento di aver ancora tanto da imparare nel gestire giorno e notte una gara così impegnativa. Ci sono però tanti altri piccoli progetti nella mia mente e tra uno e l’altro… una gran voglia di dormire! Ringrazio il caposquadra e i compagni dell’Altitude che ho sentito vicino prima, durante e dopo la gara. Una dedica speciale va a Marco che anche se non c’era, ha corso con me! Ornella Gabrielli |