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Maratona di Berlino, 26/09/2004
Mi risveglio questa mattina nel mio letto, con gli occhi pieni di un milione di cose. Sembra impossibile ma in soli 3-4 giorni si è coinvolti in un tale turbine di eventi e di emozioni da rischiare di andare in cortocircuito.
Non ero mai stato a Berlino prima d'ora, e per la verità neppure in Germania. Il mio tedesco si limitava a quello imparato - da autodidatta - durante un soggiorno in Austria di 15 gg risalente ad una decina d'anni fa. Però mi ero preparato, aiutato da qualche paziente istruttore, visto che per la prima volta ero sul posto in veste di “accompagantore tecnico”. Non che la lingua rientrasse tra gli obblighi contrattuali (l'incantevole Maddalena ci avrebbe dato una mano), però sapersi districare tra i cartelli della metropolitana od essere in grado di chiedere dove si trovava la partenza della Fruhstuck lauf mi sembrava doveroso. Dunque, con qualche doveroso ricongiungimento legato ai diversi voli resisi necessari per proteggerci dall'eventuale fallimento Alitalia paventato dal Pagliotto e da qualche più attendibile economista, siamo giunti nella kapitale. L'albergo, come da previsioni, era notevole: colazioni megagalattiche con ogni genere di scelta (dalle aringhe marinate al muesli, dai frutti di bosco ai semi di girasole), assi del WC con il bollino di riconoscimento dell'ispettore (che tu immagini frustato nelle cantine se lascia una macchiolina di sporco...), quotidiano - ahimé tedesco - sulla maniglia della porta ogni mattina... peccato non essersi potuti godere sauna, piscina e massaggi come avrebbero meritato. Ma come si fa a stare in albergo con un'intera Berlino mai vista fuori dalla porta? Quando vado all'estero, e ancor più quando ci vado per la prima volta, non mi piace particolarmente visitare musei e cattedrali: li riservo a quando i giorni sono un po' di più. Mi piace invece fondermi con la gente, vedere locali, negozi, strade, quartieri. Capire che vita si vive. Mi sembra di imparare qualcosa di più. E d'altra parte i monumenti che i berlinesi chiamano “il dente cariato”, “l'ostrica gravida”, “l'Elsa dorata” (Non pensate... Elsa era il nome della modella) non invitano certo alla visita :-))))))))))) E poi il viale Unter den Linden (sotto i tigli) e la stupenda e simbolica porta di Brandeburgo li avremmo visitati intorno al 41esimo km, al massimo della nostra espansione cerebrale e in piena crisi mistico-endorfinica che nessun giro-tour organizzato avrebbe mai potuto offrirci! Berlino è città strana. Noi italiani la pensiamo capitale della grande Germania, e quindi città dell'ovest. Berlino in realtà si trova completamente in mezzo alla ex Germania est, e i settori francese, inglese e americano erano enclaves in territorio nemico, circondate da ben 115 km di muro difeso da ben 886 cani. Un'eccezione museica è stata dunque d'obbligo al checkpoint Charlie (il vecchio passaggio auto da Berlino est alla zona americana) dove il “casello” è stato in parte ricostruito. Lì ho avuto modo di avere lo stomaco messo a dura prova, vedendo come (sembra impossibile) solo 16 anni fa gli sgherri di Honecker mitragliavano senza pietà amici e parenti delle persone che oggi mi servivano il caffé o costruivano palazzi o guidavano il metro di questa città, la cui unica colpa era quella di voler uscire dal “paradiso” in cui erano costretti a vivere. L'ingegno umano si è in quegli anni sbizzarrito per fare passare persone da una parte all'altra del muro (ma, come nelle membrane semipermeabili, SOLO da una parte verso l'altra... chissà perché...) inventando ogni genere di trucco: auto con doppifondi, valigie oblunghe, tunnel sotterranei, mongolfiere fatte in casa, cesoie per filo spinato, sosia dell'ovest... tutte spie prezzolate dagli americani, naturalmente, per alcune intelligenze italiche dell'epoca. Una foto mi ha sconvolto: durante una specie di manifestazione, in cui quelli di qua vedevano quelli di là, una donna sollevava al di sopra del muro un bimbo di forse un anno di età, per farlo vedere al marito, dall'altra parte del muro. Una città ferita, insomma. Dove una doppia fila di sanpietrini segna il vecchio confine, e dove una serie infinita di croci ricorda, accanto al parlamento e a pochi metri dalla porta di Brandeburgo, i nomi e i visi di tutti coloro che nel tentativo di passare il muro hanno perso la vita. Uomini, donne, bambini, famiglie intere. Una ferita che solo il tempo rimarginerà, speriamo piano piano, speriamo completamente, dopo tutte le altre, tremende, che i tedeschi, e le loro vittime, hanno dovuto vivere nel corso della loro storia.
Un paio di considerazioni più leggere non possono mancare sulla gente. Qualche plus e qualche minus, non tanto per dare pagelle, quanto piuttosto per capire dove ci situiamo noi italiani all'interno dei vari indici di civiltà e progresso rispetto al resto d'Europa, con cui ormai dobbiamo pensarci un'unica entità in continuo interscambio lavorativo, culturale, umano.
Primo plus è il traffico. Le strade sono sempre ampie, libere, e il problema parcheggi pare non esistere. Evidentemente c'è una metropolitana (s-bahn e u-bahn) estremamente efficace ed efficiente: costosa ma rapidissima e ben organizzata, e probabilmente parcheggi di grande capienza e comodità. Tre milioni e 400 mila abitanti richiedono grandi infrastrutture, per ottenere quei risultati. Strutture che in Italia assolutamente non esistono, neppure per realtà numericamente molto inferiori.
Un secondo plus è sicuramente l'abitudine al consumo di cibi integrali, in special modo di quel meraviglioso pane nero di segale pieno di semi (di girasole, di sesamo ecc.) che viene offerto con la massima naturalezza in decine di “bakerei” in ogni via. Il pane bianco non sanno neppure cosa sia. Accidenti se riuscissimo ad inserire questa sana abitudine all'interno di una dieta coerente, quanti benefici ne avremmo! Loro purtroppo non ne hanno, a causa della inveterata abitudine al consumo di birra in quantità industriale (ordinare una birra piccola, ancorché la buonissima weizen, significa riceverne mezzo litro!) e all'utilizzo di wurstel e salsicce di ogni genere ad ogni ora del giorno (cibi come sappiamo, ben poco digeribili, e molto più grassi che proteici...). I risultati si vedono: dappertutto omoni grandi e grossi con panzone ipersviluppate, e donnone con gambe da elefante e poppe a cui manca solo la parola, i cui visi sono spesso gonfi, pieni di occhiaie, couperose, guance cadenti, ecc., frutto delle continue fermentazioni intestinali.
Un altro minus in cui senza dubbio siamo più avanti è l'abitudine al fumo. In Italia ormai, con le ultime leggi, ci stiamo abituando bene. Nonostante il numero di fumatori sia del tutto paragonabile, in Italia la maggior parte dei ristoranti si è adeguata attrezzando ampi spazi per non fumatori, e tutti gli edifici pubblici statali (ospedali, aeroporti ecc.) sono smoking free. Non così in Germania, dove entrando in aeroporto, o in un ristorante (chissà in una krankenhaus?) si sente subito il fastidioso tanfo di nicotina, sopportato da tutti come fosse cosa normale (e come noi sopportavamo fino a pochi mesi fa). Incredibile come bastino un paio d'anni, e una buona legge, a trasformare certe abitudini. Ma veniamo alla maratona. Un po' stremati dal pantagruelico ritrovo della sera prima al ristorante "cinque" (non funf, ma “cinque” il che dovrebbe dirla lunga... ma il gentile capocordata Zuccardi-Merli garantiva!), dove il panciuto ma cordiale ristoratore italiano ha voluto a tutti i costi servirci tutti e 48 (e se una manciata di noi non se ne fosse andata altrove, avremmo superato i 50...), nonostante i soli 20 posti prenotati. S'erano in realtà tentate tutte le vie per sgombrare il locale... tra cui anche l'arma segreta Simone Cecchella, ma i posti parevano non esserci proprio. Alla fine, quando gli ultimi 16-18 si stavano allontanando, l'oste ha esclamato “Non lascerò 16 amici italiani senza mangiare!!” e ha mandato Max Marta a prenderci fuori, apparecchiando là per là per tutti, in mezzo agli altri tavoli increduli. L'effetto era quello di quando si mette lentamente un altro spillo (e poi un altro, e poi un altro...) in un bicchiere già pieno, e la tensione superficiale non fa uscire l'acqua... Il risultato però, oltre ai crampi e agli anchilosamenti, è stato quello di nutrirci con uno stillicidio di pizzette, olive, insalatine e antipasti... finché - ad ora pesantemente notturna - sono arrivate le pastasciutte, che abbiamo pigramente assaggiato in attesa del caffé! Meno male che il giorno prima avevo allegramente intrattenuto gli intervenuti al convegno - tra cui un curiosissimo Gianni Morandi che mi ha sommerso di domande - sulla corretta interpretazione dell'alimentazione nelle ultime 24 ore prima della gara!!!! Ciò nonostante, al mattino dopo, in una uggiosissima giornata piovosa e fredda (De Zordo, in continua lotta con chisalui, è poi riuscito a garantire che non piovesse durante la gara, ma il terreno era tutto una pozzanghera...) siamo partiti (a piedi) verso il Tiergarten, bosco che occupa il centro di Berlino (altro plus!), le cui piante hanno usufruito della concimazione naturale, e certo ricca di vitamine e integratori, di qualcosa come 36.000 defecantes... Da quando si corre la Berlin marathon i manutentori (gli schuetzen) hanno sospeso le concimazioni chimiche!
Come in ogni buona organizzazione, ho potuto entrare nella mia “gabbia” solo pochi minuti prima della partenza effettiva. Qualcuno mi ha messo in mano un palloncino bianco, che ho conservato fino al via. E pochi secondi dopo lo sparo ho attraversato la linea di partenza. Il chip divide, come tutti sappiamo, il tempo effettivo (real time) da quello “dallo sparo”. In tedesco si chiamano “nettozeit” (quello real) e “bruttozeit” (quello comprensivo del tempo tra lo sparo e il passaggio sulla linea di partenza). Nel mio caso potevano chiamare “bruttozeit” tutti e due, visto che non ho avuto una prestazione brillante. In verità soffro a livello muscolare l'umidità forte che si ha quando il terreno è pieno di pozzanghere (le mie peggiori prestazioni sono quasi tutte nate in questo genere di contesti), ma la verità è che non sentivo alcun tipo di pressione agonistica intorno all'evento, per centomila motivi che sarebbe inutile stare qui a discutere. Ho lasciato alla dolce Antonella l'orologio, e ho deciso che avrei corso a sensazione, godendomi il pubblico e il percorso. Mi sono dunque trovato al 23esimo km (più o meno come previsto) con le pile scariche (passaggio alla mezza in 1h19'), ed ho quindi optato per un'onorevole resa, rallentando fino alla fine ma con l'obiettivo di correre omogeneamente fino all'arrivo. Cosa che ho effettivamente poi fatto, se si eccettuano pochi secondi necessari a contrastare un incipiente crampo poco prima che il buon Busato mi sbucasse alle spalle (ma per fortuna non ero chinato... :-) Ho chiuso in un comunque dignitoso 2h53', che mi è valso la bellissima medaglia di finisher, che riportava da una parte la porta di Brandeburgo, e dall'altra il visone (in verità un po' panciuto..) di Paul Tergat. Quando l'ha vista da vicino Stefanopoli ha esclamato “Acciddenti, sperriamo di avverla bacciata dalla pparte ggiusta!” Impossibile fermarsi a vedere gli arrivi degli altri: gelati dal freddo, e ricoperti dal telone bianco della Berlin marathon ci si doveva riavviare all'indietro per il tiergarten e riguadagnare l'albergo per una calda doccia ristoratrice. Devo a Gianluigi l'avermi segnalato un'immagine curiosissima, di tutti gli atleti che lentamente si incamminano in questo viale alberato, coperti dal telo bianco. La rivivremo forse quando, lentamente, spogli di ogni avere, ci dirigeremo all'ade, all'inferno, o dove accidenti dovremo andare? :-)))) Speriamo che alla fine di questa maratona ce ne sia un'altra ancora più bella (magari un trail...). Il vero evento, per me, erano però i numerosissimi pupils presenti in gara. E il rientrare in albergo, ricevendo alla spicciolata sms, telefonate, comunicazioni, attraverso ogni possibile via, è stato davvero esaltante. Secondo la solita regola per cui si citano i successi e non gli insuccessi, meritano sicuramente una menzione (in ordine di minuti spazzolati al precedente personale...): - Max Marta (-14'!!!!) che finalmente ha capito cosa vuol dire lavorare con regolarità...
- Davide Pit-bull Gasparinetti (-11') stimolato dalla rivalità con lo svizzero “dalle doppie punte” Michele Pera...
- Michele Pera (-7') neo-DRS stimolato dalla rivalità con Pit-bull, e che stanotte ha dormito con la medaglia...
- Sabrina skibo Peretto (-8') che però è scesa di quasi mezz'ora rispetto ai suoi personali più recenti....
e, tra i non DRS, sono scesi drasticamente anche lo svizzero Rivola (-8') e il veneto Bergozza (-12'). Impossibile non citare anche le buone prestazioni (non lontane dai rispettivi limiti) di Daniela Banfi, Pierpaolo Stefanopoli (ma il merito è tutto suo!), Paolone De Zordo e Ale Albiero, mentre Pagliottone e Chessa avranno certamente altre occasioni (anche vicine) nelle quali presentarsi con qualche lavoro più mirato alle spalle. Tra gli altri DRS non-pupils sono comunque arrivati a medaglia Chiara ky e Lorella, Domenico Mazzeo, Paolo Cova, ZioBusy e Gianluigi “the wall” (sempre sotto le 3 ore), Pinokkio, Becchetti (Santa Nada), Cecchella, AleCittàdiCastello, Davide Roncali e forse (ma me li sono poi persi...) Bertoli e Costadone. E il caro amico Federico Nogara, top athlete della spedizione EIS (e già vicecampione europeo master ad Aarhus nel 2004), ha vinto alla grande nella sua categoria (MM45) con il novantesimo posto assoluto! Insomma una spedizione incredibilmente fortunata anche sotto il punto di vista sportivo, ma soprattutto sotto quello, insostituibile, della compagnia, del piacere, del divertimento. La sera, medaglia al collo, abbiamo osato il ristorante turco da Hasir, guidati dal nuovo capocomitiva (galloni conquistati sul campo) Andrea ZioBusy Busato. Siamo tornati indenni, nonostante il passaggio nel quartiere gay, ma... tanto dopo la maratona eravamo rotti a qualsiasi esperienza, e la nostra camminata (come chiamarla?) incerta, sulle scale della metropolitana, poteva indurre in errore più d'uno :-)))) Vino turco e dolci stupendi al miele, più gelato italiano offerto dal pierpa, hanno allietato la serata, insieme ai commenti dolceamari sulla gara testé finita. Come sempre, gioia di chi ha ben fatto, propositi di rivincita per chi ha meno-ben-fatto (impossibile dire male, quando si arriva in fondo col sorriso sulle labbra, attraversando la storica porta...), ma soprattutto amicizia, piacere di esserci, divertimento. E un pensiero a chi, per un motivo o per l'altro, non ha potuto essere con noi. Al ritorno, in volo, seduto al finestrino, guardavo le cime delle alpi con il sole che - ormai basso - lanciava i suoi raggi rossi sulle piatte nuvole più volte attraversate. Il mondo, sotto, sembrava piccolo piccolo, e fiumi e case parti di un plastico del trenino. Anche la maratona, con le sue emozioni forti, con la fatica del km 38, con la gente che ti trascina nell'applauso e nell'incitamento, la musica ai lati della strada, la lingua ostica e sconosciuta, il dolore alle gambe, la gioia del traguardo... per un istante sparisce. E in quell'istante sei felice comunque di essere al mondo, pensando con gioia a quello che ti aspetta al rientro: volti cari, altre corse, altra vita. Ogni giorno con la sua piccola, grande scoperta, chissà per quanti anni ancora.
Un abbraccione a tutti e... auf wiedersehen! Luca Speciani |