| Eurosalus | DietaGIFT | Sapori Eurosalus | Luigi Oreste Speciani | Forum | YouTube |
| Home :: Notizie :: Calendario 2008 :: Viaggi Maratona :: Libri :: Rassegna stampa :: Lettere :: Contatti |
 

 

Libri e Pubblicazioni

I libri di Luca Speciani
Cliccando sui singoli libri potrete leggerne le recensioni
 
Colesterolo: amico o nemico?
 

Scarpe e materiale tecnico

Scarpe
Integratori
Bilance
Fitness e cardio

Video di sport

videometabolismobasale.jpg videofattorelimitante.jpg VideoAdrenalineTecnicaCorsa.jpg VideoalimPreGara.jpg videoallenamentidigruppoacentralpark.jpg videonewyorkincontrotecnico.jpg

Video di alimentazione

videofruttaverdura.jpg videocibiintegrali.jpg videocibospazzatura.jpg videocolazionericca.jpg VideoGiftella.jpg videopastaintegrale.jpgvideobiscottiintegrali.jpg women-running.jpg

All'alba del TRIFITNESS PDF Stampa E-mail
(0 voti)
Luca Speciani   
Su "TRIATHLETE", numero di Gennaio/Febbraio 2007

Stiamo parlando di tanti, tanti anni fa. Quando ero ancora non giovane (che in fondo con lo sport un po’ giovane sono rimasto anche oggi..) ma giovanissimo.
Eravamo all’inizio degli anni ’80, quando già erano considerati pionieri quelli che facevano corsa di lunga durata, e quando in Italia il triathlon neppure esisteva. Io ero un giovane di belle speranze: 21-22 anni e un passato (lo so sembra impossibile ma è così) da buon mezzofondista.
Certo l’atletica, per me vissuta da mangiatore di “pista”, in quegli anni voleva dire 1500, 5000, 10.000, siepi. La maratona la facevano davvero in pochi e l’ultramaratona era solo nella testa di qualche “spostato”. E all’uscita de “Lo zen e l’arte della corsa” mancavano ancora la bellezza di diciotto-diciannove anni. La rivista “Correre” però, precorrendo i tempi in modo veramente lungimirante, aveva incominciato a parlare di un nuovo sport, che univa in modo sequenziale un tratto di nuoto con uno di bicicletta e uno di corsa. Una roba un po’ per eccentrici, così pensai, archiviando l’idea.
Quell’anno però le cose dovevano andare diversamente. Un piccolo infortunio mi aveva tenuto lontano dalla pista nel periodo più propizio alle gare, e al mio rientro avevo iniziato a percepire un po’ di demotivazione. Per carità, non che la corsa non mi piacesse più! Tuttavia occorre pensare che in quegli anni gareggiare non voleva dire, come oggi, vedere paesi lontani, e coniugare sport e turismo. Ci si spostava a Como o a Brescia e su un anello di tartan uguale a se stesso in ogni campo di atletica del mondo, si inanellavano giri alla massima velocità, fino a crollare sfiniti a bordo pista. I miei 30’37 sui 10.000 e 14’40 sui 5000 richiedevano ormai, per essere battuti, un impegno di allenamento che andava oltre i 5-6 allenamenti settimanali, talvolta un po’ improvvisati, a cui ero abituato. Dunque, passato il periodo da militare nel gruppo sportivo dell’Aeronautica, e iniziati i primi impegni lavorativi seri della mia vita, incominciai a rendermi conto di due cose. Primo: per andare più forte avrei dovuto spingere parecchio sull’acceleratore (e non sapevo se ne avrei avuta la forza e la costanza come “atleta non professionista”). Secondo: gareggiare in una pista cercando di correre un secondo più veloce dell’anno prima non era più, per me, sufficiente motivazione. Circondato, tra l’altro, da un mondo esterno che – a differenza di quanto succede oggi – considerava la corsa solo una perdita di tempo, ero veramente tentato di appendere le scarpette al chiodo.
Diventare sedentario, tuttavia, non mi andava. Incominciai così, senza pormi particolari problemi, a fare corsa lenta e sciolta in attesa – come dire – di ispirazione. Ispirazione che non tardò ad arrivare: un numero galeotto di “Correre” riportò la mia curiosità su quella strana proposta di tri-sport, e decisi di procurarmi una bicicletta da corsa usata.
Per correre (e nuotare e pedalare) la gara che si stava organizzando a Lido di Ostia (informalmente indicata come primo “Campionato Italiano di Triathlon”) avevo davanti poco più di due mesi, nei quali avrei dovuto – in un certo senso – imparare a nuotare e a pedalare, oltre che a correre.
Fin da bambino avevo sguazzato nel mar Ligure per ore, e la bicicletta era stata a lungo il mio unico sistema di locomozione in città o in vacanza. Ma tra muoversi per muoversi e pensare di svolgere un’attività sportiva coordinata ce ne passa. I miei allenamenti, dunque, furono improntati alla più selvaggia approssimazione. Incominciai a fare sedute doppie, in cui facevo prima un’ora di corsa e poi andavo in piscina. Oppure uscivo in bici, raggiungevo la piscina, poi un veloce cambio e ancora in bici. Imparavo tutto da zero, ma questo aveva una sua rude bellezza: capivo, per esempio, che dopo aver corso in bici, sollecitando i quadricipiti, la corsa non veniva più così naturale come prima. E vedevo sulla mia pelle che il nuoto lasciava ben più esausti di quanto ci si potesse immaginare.
Lo stile di nuoto era, evidentemente, un punto delicato: gli altri scivolavano sull’acqua come se fossero cosparsi d’olio. A me pareva di essere un masso in procinto di affondare.
In bici le cose non andavano meglio, e dovetti imparare, ad esempio, a non affiancarmi agli altri, e a stare invece bene in scia, copertoncino contro copertoncino. E nei cambi in salita ero un disastro. Ciononostante, ricordo quel periodo di scoperta come uno dei più divertenti della mia vita sportiva e da quella esperienza uscii arricchito e vivificato.
Venne dunque il giorno della gara, che constava di 1500 m di nuoto, 40 km di bici e 15 km di corsa.
La grande curiosità era legata alla zona cambio del dopo-nuoto, in cui presumibilmente gli atleti avrebbero dovuto rapidamente denudarsi. La zona cambio era dunque affollata di curiosi (e curiose).
Per quanto sia riuscito a cambiarmi rapidamente, ricordo ancora che una foto del mio augusto sedere comparve sul numero di “Correre” che parlava dell’evento, fortunatamente con il viso non troppo in vista… Alla gara partecipò anche il pentatleta Masala, campione olimpico, che con molta modestia e spirito d’avventura si lanciò nel nuovo gioco.
Il mare mosso della domenica mattina portò gli organizzatori ad abbreviare il tratto di nuoto, che fu alla fine di soli 800 m, e dal quale uscii piuttosto stremato, dopo aver constatato la totale impossibilità di nuotare in uno stile diverso che non fosse il “cagnolino” visto che la massa dei partecipanti e il mare mosso ci facevano sembrare – nell’insieme – una mefitica pentolona di fagioli in ebollizione.
Del cambio ho già detto. Mi viene da sorridere a pensare alle stringhe allacciate e slacciate, se le confronto con i sofisticati dispositivi di oggi per non perdere nemmeno quei pochi secondi.
In bici, finalmente, mi sentivo più a mio agio. E, un po’ la gioventù, un po’ la totale inesperienza, mi portarono a correre spesso davanti, nel vento. E’ vero che formalmente le scie erano vietate, ma.. nessuno alla fine rispettò quell’indicazione, ed io fui tra quelli che presero più vento.
Finii i 40 km di bici distrutto, ma dentro di me pensavo: “adesso viene il bello, ragazzi!”. Questi sono quasi tutti ciclisti. E chi mi batte in corsa?
Mi bastarono 4-5 km per rendermi conto del fatto che avevo sottovalutato il problema: sceso dalla bici avevo le gambe come due pezzi di legno, e i 15 km di quella che doveva essere la “mia” specialità furono una delle prove più dure di tutta la mia carriera.
Quando tagliai il traguardo, con un’onorevole 22esima posizione assoluta, fu per me quasi come all’esordio in maratona: una sensazione specialissima e nuova, che aveva un po’ il gusto del mare, del vento e della terra. Intensa e dolce. Ma avevo finito il mio primo triathlon.
Addosso avevo il sudore dell’esperienza appena conclusa, e forse ancora un po’ di sale del mare agitato da cui ero appena uscito. Ma quel sapore leggermente salato che sentivo sulle labbra, forse, veniva un po’ anche dai miei occhi.
Luca Speciani

 
< Prec.   Pros. >

Flash news

In evidenza

videobia1.jpg Massa Grassa e Massa Magra: il video

Cardio&Fitness proform485ellittica.jpg

Prossimi Appuntamenti

Incontri pubblici
Milano - 28.11.2008
Il Sapore del Sapere: Alimentazione ed Integrazione naturale
Incontri pubblici
Castefranco di Sotto (PI) - 06.12.2008
La dieta dello sportivo: segnali metabolici e dimagrimento
Corsi
Praga - 12.12.2008
Praga Congress: Modern Management of Obesity
Corsi
Roma - Da: 23.01.2009 - A: 24.01.2009
Diete di segnale: nuove frontiere per una nutrizione consapevole