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Lo Zen e l'arte di far muovere i nostri figli
Ed. Tecniche Nuove (febbraio 2008), € 19,90
 
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Riprendere a correre, respirare, vivere PDF Stampa E-mail
(1 voto)
di Attilio Speciani   
"Correre e vita" di febbraio 2008

Incontrai Piero poco tempo dopo la pubblicazione del libro sul rapporto tra cibo e depressione scritto insieme a mio fratello Luca. Sedendosi di fronte a me per parlare mi raccontò che dopo la morte della madre, avvenuta 4 anni prima, aveva passato un periodo di grave abbattimento emotivo, sfociato in una forma di depressione per la quale da almeno 3 anni aveva dovuto iniziare a prendere farmaci antidepressivi. Questi  avevano contribuito a migliorare il suo stato pur senza risolvere del tutto la sua tendenza malinconica. Inoltre, nonostante il trattamento in corso, il suo sonno rimaneva comunque abbastanza disturbato: anche se dormiva meglio rispetto ai “tempi bui” non riusciva a ricordarsi una notte completa di sonno ininterrotto da molti anni.
Uno degli effetti collaterali  dell’uso di questi farmaci, l’aumento di peso, aveva già portato Piero a modificare la taglia degli abiti e l’aspetto fisico esteriore, sicuramente peggiorando la carenza di autostima che la perdita della madre aveva innescato qualche anno prima. Così analizzammo insieme molti degli elementi indiretti che contribuiscono a generare o mantenere la produzione cerebrale di mediatori chimici che favoriscono il cattivo umore e gli stati depressivi. Gli diedi alcune precise indicazioni alimentari, ma soprattutto gli spiegai che per raggiungere di nuovo uno stato di benessere avrebbe dovuto passare attraverso il recupero della sensibilità insulinica e la correzione del suo rapporto con i carboidrati e in particolare con gli zuccheri semplici. Insieme ad un’alimentazione adeguata diventava inoltre fondamentale lo svolgimento di una regolare e costante attività fisica.

La corsa al posto degli psicofarmaci
Fin dal 2001 erano apparse su prestigiose riviste internazionali indicazioni precise riguardanti l’effetto antidepressivo diretto della corsa. Iniziare a muovere dei passi, prima camminando, poi alternando camminata e corsetta leggera e poi inserendo nella pratica sportiva tempi sempre più lunghi di corsa, determina la produzione di neuromediatori cerebrali dalla forte azione antidepressiva. Una corsetta, anche goffa, attuata per almeno 20 minuti al giorno, determina un netto e misurabile miglioramento del tono dell’umore, in modo più efficace e rapido di quello ottenuto con i farmaci di ultima generazione.
Se poi la pratica della corsa, almeno 3 giorni alla settimana, si protraesse per un’ora, l’effetto clinico globale sarebbe anche quello di un’azione di controllo del sovrappeso e di miglioramento della sensibilità insulinica. In quel caso quindi uniremmo l’azione diretta della corsa all’azione indiretta del controllo del metabolismo, in particolare di quello relativo agli zuccheri, facilitando così anche il miglioramento dell’umore.
Piero mi raccontò che nelle prime uscite si sentiva molto insicuro e che l’inizio della corsa lo portò in un certo senso a sentirsi “in volo” tra un passo e l’altro. Se prima però la sensazione di “volo” lo spaventava un po’, dopo centinaia di migliaia di passi, alla fine dei quali arrivava sempre ad atterrare bene e nel punto previsto, iniziò a sentirsi decisamente più sicuro. Sentiva crescere dentro di sé l’autostima per quello che stava facendo, e gli effetti clinici generali non tardarono a manifestarsi.

Graduale riduzione dei farmaci, verso l’autonomia
Il primo vero grande successo di Piero fu quello di chiamarmi un giorno, quasi un mese dopo l’inizio delle sue corse, dicendomi che qualcosa nel sonno era decisamente cambiato e che la notte precedente aveva finalmente dormito in modo continuativo per oltre sette ore, risentendo nascere dentro di sé sensazioni molto positive. Il calo della massa grassa era inoltre già visibile, tanto da farlo rientrare nella taglia di un abito da tempo accantonato. A quel punto chiesi di iniziare la lenta e graduale riduzione del farmaco utilizzato.
In poco più di tre mesi, Piero si era staccato dal farmaco antidepressivo, era calato di peso, aveva un aspetto più tonico, e finalmente dormiva di notte.
Inventarsi, a mo’ di sfida, una “mezza maratona” da fare in autunno non fu difficile. Il nuovo stato d’animo avrebbe presto consentito questo e molto altro.

 
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