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Non solo parole PDF Stampa E-mail
(1 voto)
Luca Speciani   
Articolo apparso nel numero di Dicembre 2003 della rivista "Correre"
Che la mente influenzi il corpo anche nella corsa, è un fatto assodato.Come ciò avvenga lo è molto meno. Le parole non bastano più: oggi si impara correndo.

Parole, parole, parole
Negli ultimi anni un numero crescente di psicologi si è interessato agli aspetti mentali della prestazione sportiva. Molti famosi campioni (da Sara Simeoni a Beppe Signori) hanno affermato di essersi resi conto del fatto che le loro prestazioni di punta erano legate ad atteggiamenti mentali vincenti. Anche nei recenti campionati del mondo di atletica disputatisi a Parigi, molti commenti hanno sottolineato l’importanza della disposizione mentale ai fini dell’ottenimento di risultati di valore mondiale. Fin qui tutti d’accordo.

L’insoddisfazione nasce invece quando si sente ripetere sempre la stessa litania, senza che vengano definiti dei parametri di misura, o che si vada al di là delle solite raccomandazioni (bisogna sentirsi motivati, è necessario affrontare da vincenti le difficoltà, ecc.). E se uno non ci riesce? Un atleta potrebbe dire: “Io ho poca carica agonistica, e voi mi dite che devo averne di più. Quando però vi chiedo come fare, mi rispondete che devo convincermi di disporne. Che faccio?”? Che risposte può dare un teorico di psicologia dello sport a questo genere di affermazione?

Risposte e fondamenti
Finchè si rimane nell’ambito di discussioni teoriche, hanno sempre ragione tutti. Tizio non ha reso perchè era poco motivato. Caio si demoralizza facilmente. Sempronio non regge lo stress dei periodi di carico. Ma Tizio, Caio e Sempronio chi li aiuta a crescere? Per anni abbiamo letto ed ascoltato teorie (talvolta interessanti) sull’attenzione, sulla capacità di puntare ai propri obiettivi, sulla gratificazione dell’atleta. Quasi mai tali teorie avevano un fondamento di tipo sperimentale, anzi talvolta andavano in contraddizione con dati neurologici noti. Oggi è passato il tempo delle chiacchiere: la motivazione, le risposte cognitive, le strategie di rilassamento possono e devono essere modellate sul campo. Con la maglia intrisa di sudore e il vento nei capelli.

Corsa e neurobiologia
Studi recenti molto approfonditi hanno determinato in modo preciso come sia possibile indurre atteggiamenti e comportamenti in specifici circuiti neurali, proprio grazie all’esperienza di particolari situazioni “fisiche” sperimentabili durante la corsa. Joseph Le Doux, direttore del centro di scienze neurali dell’Università di New York (bellissimi i suoi “Il cervello emotivo” e “Il sè sinaptico”) ha documentato a livello molecolare come le emozioni possano fissare atteggiamenti? positivi nella nostra mente, grazie all’attivazione dell’amigdala (una componente del cervello). Ed ha reinterpretato i meccanismi di memorizzazione delle esperienze emotive secondo le dinamiche neurali di Hebb (una delle più alte autorità scientifiche sull’argomento), mostrandoci con chiarezza che si ottengono effetti mentali tangibili e duraturi solo lavorando sul corpo. Ci ha poi spiegato come, reazione per reazione, questo avviene. Si può riuscire ad andare al di là delle sole “parole”? C’è in giro voglia di correre!

Un’esperienza intensa
In queste ultime settimane ho corso parecchio. Dai 1500 in pista del “Corrigiuriati” fino ai 33 km della Milano-Pavia, passando per la Stramonza, la Maratonina di Busto, la Dieci Miglia besanese, e qualche altra prova in pista. Posso dire che ciascuna di queste gare ha rappresentato per me un’intensa esperienza corporea. Ho saggiato la bellezza di correre sul selciato della via centrale di Monza una volata mozzafiato; ho sentito le ginocchia alte e le caviglie forti negli ultimi 400 m di un 3000 in pista; e ho respirato l’aria umida di una mattina autunnale con il cuore che pulsava forte, al passaggio ai 10.000 della mezza bustocca. Corpo e mente viaggiavano uniti. Ciò che il mio corpo ha sperimentato è diventato patrimonio della mia mente. Per me oggi è importante anche sapere “come” questo sia avvenuto all’interno del mio cervello, grazie alle dinamiche descritte da Hebb e da Le Doux. Ma più di tutto, con gioia, correvo, correvo e correvo.

In vetta e ritorno
L’11 Ottobre, in occasione del convegno su “Fattori mentali nella prestazione dello sportivo” sono andato a raccogliere quei due “matti” di Pietro Trabucchi e Bruno Brunod ai 2025 m del Rifugio Bonatti di Courmayeur (AO). Il primo ha studiato per anni le risposte alla fatica estrema del secondo (pluricampione mondiale di skyrunning). Ho corso con loro gli ultimi km della loro fatica (120 km di seguito di corsa in montagna tra Cervino, Monte Bianco e Monte Rosa), e li ho trovati sereni e sorridenti. Quando Bruno scalava il Cervino A/R in 3h e poco, Pietro non studiava a tavolino come far crescere la sua motivazione. Educava invece il suo corpo a far fronte (durante l’allenamento o la gara) alle punte di fatica, con strategie specifiche da adottare in corsa. Poi ne misurava i parametri fisiologici per controllarne l’efficacia.

Ecco: questi sono gli psicologi dello sport che mi piace ascoltare. Curiosi, interessati, sperimentatori, e con una passione per la corsa che ci fa vivere ogni giorno intensamente le nostre emozioni più vere.
 
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