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Le differenze “sportive” tra uomo e donna: resistenza al dolore, massa magra, coordinamento spaziale PDF Stampa E-mail
Luca Speciani   
Pubblicato su CORRERE, numero di Giugno 2006Uomini e donne sono diversi. Bella scoperta! E nello sport? Vediamo i punti di contatto e le differenze in relazione ad approccio mentale, livello prestativo e naturali propensioni. Perchè veniamo da lontano.

Sessismo o obiettività?
Ogni tanto si confonde il “politically correct” con l’assurda pretesa di considerare uomini e donne identici in tutto. È corretto concedere un identico numero di posti nella pubblica amministrazione, o nelle professioni, ma è un assurdo scientifico considerarci identici dal punto di vista fisico, mentale, ormonale. Pensiamo semplicemente alla forma dei genitali nei due sessi. Tutti noi sappiamo che l’uomo dispone di testicoli e la donna di ovaie, e che gli ormoni secreti dai primi sono diversi da quelli prodotti dalle seconde, con tutto il corredo di effetti a cascata che influenzano mente e corpo nella loro inscindibile unità. Non è un caso, quindi, che vi siano patologie che toccano di più la donna dell’uomo, o viceversa. Dalla depressione (25% nelle donne contro il 10-12% negli uomini) all’infarto, dall’obesità al vizio del fumo, fino all’aspettativa complessiva di vita, le differenze statistiche tra i due sessi sono molto marcate, talora a vantaggio dell’uno, talora dell’altro. E hanno sempre una giustificazione biologica o evolutiva. Qualcuna di queste differenze ha un peso anche nella corsa?

Uomo cacciatore e donna resistente
Nel caso dell’infarto e dei problemi cardiovascolari in genere gioca un ruolo importante la tendenza delle piastrine del sangue ad aggregarsi. L’uomo primitivo cacciava, e aveva quindi bisogno di un meccanismo rapido ed efficiente che correlasse alla situazione ormonale della battuta di caccia (cortisolo e adrenalina) uno “stato di allerta” piastrinico per riparare immediatamente eventuali ferite. Per la donna il problema esisteva in misura molto minore. Succede così che oggi l’uomo, in risposta allo stress quotidiano che produce cortisolo e adrenalina, si trovi ad avere maggior facilità di aggregazione piastrinica, che è uno dei fattori più pericolosi per la formazione di occlusioni nelle arterie, a cui segue infarto. Il risultato è che un meccanismo che l’evoluzione aveva ideato per proteggerci, oggi ci si rivolta contro.
Nell’obesità, invece, è la femmina di oggi ad essere svantaggiata, per la necessità della donna primitiva di accumulare maggiori scorte di grasso in previsione della gravidanza. Per questo motivo anche oggi, ed anche se la donna non dovesse avere mai figli, la tendenza rimane inalterata, e l’accumulo di grasso risulta facilitato.
Per fumo e depressione, invece, la spiegazione è meno immediata, e fa leva su una maggiore sensibilità della donna verso il mondo esterno (necessaria per l’accudimento dei figli, compito allora demandato solo a lei), che la rende talvolta più forte e talvolta più fragile verso le quotidiane difficoltà. E nella pratica sportiva?

Il futuro è rosa?
L’uomo è cacciatore, dicono in molti intendendo tutt’altro. Ma l’affermazione nasconde una profonda verità evolutiva. Nella differenziazione uomo/donna le necessità del primo (forza bruta, velocità di corsa, coordinazione spaziale) non sono state le stesse della seconda (resistenza al dolore del parto, capacità affettiva e di legame). Non deve dunque stupire se l’uomo medio parcheggia più facilmente l’auto nel box e la donna media è meno piagnucolosa alla vista del sangue: sono caratteristiche del tutto umane, maturate nei millenni come lievi differenze sessuali.
Nella corsa, basta analizzare le prestazioni femminili su 5 e 10.000 per rendersi conto di come siano inferiori a quelle di molti uomini che invece poi regolarmente “le buscano” dalle stesse donne in maratona, nella 100 km o nelle ultra. Al recente campionato italiano delle 24 ore di Ciserano, prima e seconda donna si sono classificate rispettivamente quinta e nona assoluta: risultato assolutamente impossibile in una qualsiasi mezza maratona lungo lo stivale. Chi ha studiato un po’ l’evoluzione umana senza fette di salame ideologiche sugli occhi l’ha già capito: il futuro della corsa di resistenza è rosa.
Luca Speciani

 
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