| Eurosalus | DietaGIFT | Sapori Eurosalus | Luigi Oreste Speciani | Forum | YouTube |
| Home :: Notizie :: Calendario 2008 :: Viaggi Maratona :: Libri :: Rassegna stampa :: Lettere :: Contatti |
 

 

Libri e Pubblicazioni

Lo Zen e l'arte di far muovere i nostri figli
Ed. Tecniche Nuove (febbraio 2008), € 19,90
 
I libri di Luca Speciani
Cliccando sui singoli libri potrete leggerne le recensioni
 

Scarpe e materiale tecnico

Scarpe
Integratori
Bilance
Fitness e cardio

Video di sport

videometabolismobasale.jpg videofattorelimitante.jpg VideoAdrenalineTecnicaCorsa.jpg VideoalimPreGara.jpg

Video di alimentazione

videofruttaverdura.jpgvideocibiintegrali.jpgvideocibospazzatura.jpgvideocolazionericca.jpg VideoGiftella.jpg

Chi non corre fa male anche a te: digli di smettere PDF Stampa E-mail
(1 voto)
Luca Speciani   
Articolo apparso su "Correre", Settembre 2005, con il titolo "Alzati e corri" Se è vero, come afferma la scienza, che siamo “nati per correre”, è possibile dedurre che il sedentario possa pagare con la salute l’alterazione di questo equilibrio?

All'origine del problema
Corpo e mente sono in continua reciproca interazione, e i nostri desideri sono spesso correlati con ciò che l’evoluzione ha trovato conveniente indurci a fare. Questo vale per il cibo, per l’attività sessuale, per la compagnia, per la temperatura più piacevole, ma anche per l’attività fisica. Abbiamo già discusso di questo negli articoli pubblicati su “Correre” di Marzo (“La più naturale delle cose”) e di Giugno (“Scritto nel sangue”). Due studiosi americani – i già citati Bramble e Lieberman – hanno inequivocabilmente dimostrato come la corsa sia stata inscritta nei nostri geni dall’evoluzione, nel processo che ci ha distinto dalle scimmie antropomorfe. Può essere interessante analizzare quali possano essere le conseguenze dal punto di vista sia fisiologico che psichico di un rifiuto delle nostre origini. Non sarà difficile accorgerci di avere troppo a lungo sottovalutato il problema.

L’indotto della corsa
Correre, ma più in generale muovesi, genera in noi una cascata di eventi positivi che tutti conosciamo a livello istintivo (perdita di peso, miglioramento dell’umore, maggior tono muscolare, miglioramento della circolazione sanguigna, innalzamento del metabolismo, senso di autostima). Lavori scientifici sviluppati ad ogni latitudine ne stanno confermando i benefici al di fuori di ogni dubbio o alzata di sopracciglio da parte di chi – evidentemente sedentario – non ha alcun desiderio di mettere in discussione le proprie scelte. Cerchiamo invece di comprendere il problema inverso: cosa significa rinunciare ai benefici del movimento? Scopriremo che quello che potremmo chiamare “indotto” della corsa non è un “di più” ma un presupposto indispensabile per la nostra salute.

Alti consumi, alta vitalità
Il primo effetto che sperimentiamo muovendoci è l’innalzamento dei ritmi metabolici. Se ci muoviamo il nostro organismo risponde aumentando i propri consumi, seguendo una risposta naturale di tipo evolutivo. L’uomo poteva correre con la massima efficienza (o, per esempio, andare a caccia o riprodursi) solo se aveva cibo a sufficienza all’inizio della giornata. In siccità o carestia il cibo era invece scarso (come oggi avviene in qualsiasi dieta ipocalorica) e la prima risposta del corpo era quella di ridurre i propri consumi. In questo modo si sopravviveva, anche se un po’ “al risparmio”. Quel risparmio non andava però a ridurre tutto il metabolismo nel suo complesso: l’organismo sceglieva alcune componenti indispensabili (cervello, muscoli) per mantenerle attive al 100%, e alle altre distribuiva il rimanente. Col risultato che le funzioni meno urgenti (ma non meno importanti) come quelle immunitarie, o l’attività di fegato, reni, milza e apparato digerente, venivano ad essere fortemente sacrificate. Se questi sistemi ed organi, in situazione di totale sedentarietà, funzionano a mezzo servizio, ciò significa ammalarsi più facilmente, digerire più lentamente, avere tempi di recupero più lenti, percepirsi sempre stanchi e affaticati. Per invertire il segno basterebbe incominciare a muoversi.

Circolare, circolare…
Il sistema circolatorio è un altro di quelli pesantemente interessati dagli effetti positivi della corsa. Numerosi lavori scientifici documentano l’efficacia preventiva di poche decine di minuti quotidiani di corsa o cammino nei confronti del rischio cardiovascolare. E’ importante però, per capire a fondo il discorso, comprendere quanto la struttura stessa della nostra circolazione sanguigna sia basata sul movimento. Il sedentario non dispone di una muscolatura sufficientemente tonica per sostenere il circolo venoso di ritorno, indispensabile ad un efficiente ricambio dell’ossigeno. L’evoluzione ha ragionato più o meno nel modo seguente: perchè sviluppare pareti elastiche anche nelle vene, visto che la semplice compressione muscolare (legata al movimento) spreme il sangue riportandolo verso l’alto? Mi basterà rendere elastiche le pareti delle arterie: al resto ci pensa la corsa. Chi si trova con muscoli poco tonici (anche in conseguenza di un abbassamento metabolico di diversa origine) soffrirà dunque, prima o poi, di stasi venosa, e di tutte le patologie correlate (varici, accumulo metaboliti tossici), in quanto il suo sangue venoso scorrerà con maggiore difficoltà nella innaturale situazione creata dalla sedentarietà.
La corsa, come sappiamo, potenzia anche la gittata cardiaca e la capillarizzazione periferica, così che il sangue pompato dal cuore riesca a raggiungere con efficienza tutti i distretti corporei (muscoli, retina, articolazioni, organi). Rovesciamo allora il discorso. Non è che chi corre stia meglio. Chi corre è nella sua perfetta normalità funzionale. E’ chi non corre che, avendo una gittata cardiaca meno potente e capillari meno sviluppati, avrà zone meno irrorate e ossigenate del normale, con le conseguenti patologie. L’evoluzione sapeva di poter contare su un cuore efficiente e su tanti capillari. Se il sedentario non ne dispone, i distretti più periferici non saranno ossigenati.

La disponibilità di ossigeno ai tessuti non ne influenza solo la funzionalità, ma induce anche sensazioni mentali di buonumore ed euforia. Un altro degli aspetti in grado di farci “piacere” il movimento. Se il sangue e l’ossigeno circolano, il nostro umore migliora. E qui si apre un altro capitolo…

Mens sana in corpore sano
Gli effetti mentali della corsa sono – se possibile – ancora maggiori di quelli fisici. Per citarne alcuni: la percezione del dolore, la risposta alla depressione, l’effetto rilassante antistress. Un recente lavoro norvegese ha confrontato la percezione del dolore in gruppi di malati con gravi patologie al rachide. Alcuni venivano tenuti immobili (per provare meno dolore alla schiena). Altri venivano invece “obbligati” a mezz’ora di movimento quotidiano in palestra. Il gruppo dei “palestrati” aveva dopo un mese drasticamente ridotto la propria percezione del dolore rispetto agli altri. Ma su questo effetto da decenni sono noti i lavori di Goldfarb, Grossman e Farrell su endorfine ed encefaline che l’uomo sviluppa durante la corsa. Rovesciamo anche qui il concetto. Se correre è normalità, la nostra “normale” resistenza al dolore è quella che proviamo muovendoci, non quella del sedentario piagnucoloso e timoroso di ogni graffio.

Sull’effetto antidepressivo i contributi sono numerosi. Ogni volta che mettiamo in moto i nostri muscoli, per esempio, mandiamo in circolo serotonina, un neurotrasmettitore dall’effetto profondamente calmante. E molti dati sono disponibili sull’effetto attivante ed euforizzante dell’ossigeno sui nostri tessuti. L’esistenza di molti lavori scientifici non ci deve fare sfuggire il significato profondo di questi dati. Se il non correre è “anormalità”, è del tutto comprensibile che generi tristezza o sensazione di incompletezza. Nel paleolitico chi non si muoveva era un perdente, un fallito. Il suo stato fisico era incompatibile con quello di chi volesse competere per non estinguersi. Condividiamo con quel lontano avo la nostra struttura mentale: annebbiata se stiamo fermi, serena se ci muoviamo. Felici di gustare la rivoluzionaria “normalità” del nostro correre.
Luca Speciani
 
< Prec.   Pros. >

Flash news

In evidenza

 berlino22.jpgBerlino 2008: la Maratona più veloce d'Europa

 

proform485ellittica.jpg


Cardio&Fitness

Prossimi Appuntamenti

Incontri pubblici
Legnano (MI) - 09.09.2008
Cibo e mente nella prestazione sportiva
Incontri pubblici
Bologna - 13.09.2008
Nutrizione e metabolismo al SANA
Viaggi Maratona
Berlino - 25.09.2008
Maratona di Berlino: la più veloce d'Europa
Incontri pubblici
Cagliari - 04.10.2008
DietaGIFT per sportivi e non
Viaggi Maratona
New York - 29.10.2008
Maratona di New York 2008