| Eurosalus | DietaGIFT | Sapori Eurosalus | Luigi Oreste Speciani | Forum | YouTube |
| Home :: Video sport :: Video alimentazione :: Calendario 2010 :: Viaggi Maratona :: Libri :: Rassegna stampa :: Lettere :: Contatti |
 

 

Libri e Pubblicazioni

DietaGIFT, dieta di segnale
 
I libri di Luca Speciani
Cliccando sui singoli libri potrete leggerne le recensioni
 

Video di sport

videometabolismobasale.jpg videofattorelimitante.jpg VideoAdrenalineTecnicaCorsa.jpg VideoalimPreGara.jpg videoallenamentidigruppoacentralpark.jpg videonewyorkincontrotecnico.jpg

Video di alimentazione

videofruttaverdura.jpg videocibiintegrali.jpg videocibospazzatura.jpg videocolazionericca.jpg VideoGiftella.jpg videopastaintegrale.jpgvideobiscottiintegrali.jpg women-running.jpg

Chi fa da sč fa per tre PDF Stampa E-mail
Luca Speciani   
Articolo pubblicato dalla rivista "Correre" nel Gennaio 2005

Nessuno farà per te quello che nemmeno tu vuoi fare. Così scrivevo su “Lo zen e l’arte della corsa” giusto 4 anni fa. La nostra percezione mentale di autoefficacia può guidare le nostre scelte sportive o alimentari in modo vincente e gratificante. Appoggiarci in modo passivo alle scelte altrui può, al contrario, farci perdere tempo ed energie.

Il noto proverbio “Chi fa da sé fa per tre” sembra un inno all’autogestione nelle modalità con cui affrontiamo le cose della vita. Come tutti i detti rappresenta un’estremizzazione: siamo chiamati a sfidare il bisogno di conferme, di consigli, di indicazioni da parte di altri. E se celasse una profonda verità, appena più sottile? Forse siamo incitati ad essere più protagonisti delle nostre azioni, e da questa stessa aumentata responsabilità può derivare una sensazione di rinnovata capacità che prende il nome di “autoefficacia”.

Protagonisti o esecutori?
Indagando un po’ nel passato recente, scopriamo che studi eseguiti negli ultimi anni sullo stress e sulla capacità di farvi fronte, hanno individuato proprio nell’azione diretta l’arma decisiva per rispondere alle difficoltà incontrate. Nello specifico, cavie da laboratorio venivano sottoposte a intermittenti scosse elettriche. Ad alcune di esse, però, veniva data la possibilità, tramite il semplice meccanismo di una leva, di evitare tali scosse. Una volta imparato il “trucco”, l’animaletto azionava la leva appena riceveva la scossa, e quindi rimaneva indenne dal fastidio. Le cavie che invece non avevano la possibilità di bloccare la scarica (ma che subivano esattamente le stesse scosse di quelli “con leva”), rilevarono stati crescenti di ansia e stress, dovuti non tanto al dover sopportare la piccola scossa (identica a quella degli altri), quanto piuttosto all’impossibilità di agire per evitarla. Se ne deduce quindi che, se si ha una parte attiva nell’affrontare le difficoltà che incontriamo, il nostro corpo reagisce in modo positivo dandoci maggiori possibilità di successo.

Subire o condividere?
Se facciamo il salto dal topolino a noi, troviamo un decisivo aumento di efficacia nelle nostre attività se esiste una nostra personale adesione alle scelte, ovvero se (detto con parole diverse) vi è un “riconoscerci” in quello che stiamo facendo. Questo rimane valido sia in ciò che facciamo da soli, sia quando ci affidiamo alla guida di un esperto. Posso osservare esempi lampanti di questo fenomeno nell’attività dello studio medico con cui collaboro: se si tratta di dover ripristinare un nuovo equilibrio nutrizionale a fronte di problemi di peso, alcune persone richiedono espressamente tabelle precise sul filo della caloria. Per alcuni, ricevere severe e precise indicazioni soprattutto quantitative (100 grammi e non uno di più, esattamente due cucchiaini da tè di condimento, ecc.) è indispensabile per sentirsi più “controllati” nel raggiungimento dell’obiettivo posto.

Se ci riconosciamo in questa tipologia di paziente ci troveremo a dribblare costantemente grassi e tentazioni, e a centellinare grammi e microporzioni. Rischiamo di trasformarci in tanti contabili della caloria, con il nostro bravo pallottoliere per misurarle attentamente, pensando di essere bravi ed inflessibili rispettando alla perfezione le limitazioni imposte. In realtà ciò rivela una profonda insicurezza personale che blocca, invece di correggere, la comprensione verso le proprie necessità alimentari. La dieta “intransigente”, benché rassicurante, non ci fa crescere di un passo verso l’assimilazione dei concetti alla base di un duraturo e migliorato rapporto con il cibo “amico”.

Tabelle come punti di partenza
Se passiamo nell’ambito della corsa ci servono per forza di cose tabelle di riferimento per valutare e dosare tempi e modi dei nostri lavori specifici. Ma anche in questo caso gli schemi devono essere utilizzati per impostare le linee guida: il vero lavoro di qualità consiste nello stimare i ritmi e le frequenze di lavoro che si adattano ad ognuno, per indurre la corretta risposta di supercompensazione da parte del nostro corpo. Lo sforzo prodotto deve essere un passo solo oltre il nostro livello attuale, per innescare quello stimolo che sia adattativo e quindi “allenante”. Dobbiamo quindi porci il problema, per esempio, se il lavoro assegnato sia eseguibile nelle condizioni attuali, e se i giorni di recupero siano ben calibrati sull’attività in programma. Capire ed aderire in modo critico e costruttivo alle tabelle che stiamo seguendo, diventa infine una ricchezza insostituibile quando ci troviamo a inserire i lavori previsti, nella giornata che viviamo realmente: adattamenti e modifiche ci devono trovare come protagonisti attivi.

Una valutazione attenta e consapevole dello stato di forma, dell’andamento dei carichi e della conseguente necessità di riposo, costituisce una misura affidabile del buon lavoro che stiamo facendo, sia che siamo in grado di gestirci in autonomia, sia che ci si affidi ad un coach.

Abbandono ad occhi chiusi
Un allenatore o un amico più esperto possono darci dei validi suggerimenti ed input tecnici, ma, nel profondo, nessuno ci conosce più di noi stessi. Nessuno può sapere “quanto” un allenamento ci sia costato o ci abbia fatto crescere nel nostro stato di forma. E’ importante che la fiducia in qualcuno che ci guida non si traduca con l’affidarsi completamente ai suoi consigli, o addirittura a rifugiarci in un rapporto di quasi completa delega, dove le scelte significative vengono interamente demandate al coach. Anzi, talora ci si aspetta quasi che lui si incarichi per intero del nostro percorso, ci prema, ci spinga al massimo negli allenamenti. E’ forse una maniera per alleggerirsi delle responsabilità, un “mettersi in buone mani”. Ma questo atteggiamento, benché denoti fiducia nella figura di riferimento, non sempre porta risultati positivi. Finché abbiamo bisogno di figure “guru”, siamo nella posizione subordinata di esecutore: non c’è vera crescita, ma solo accettazione di scelte che sembrano buone. In ciò si nasconde talvolta un profondo timore di sbagliare. Più comodo, quindi, delegare responsabilità e rischi. Se sbaglieremo, sarà colpa “sua”.

Guidare il percorso
La trappola è la solita: qualsiasi diktat che semplicemente ci piova dall’alto, spesso si presenta come una direttiva più facile ed immediata da seguire. Ma, se rimane sempre “fuori” da noi, non aumenta di un grammo la nostra capacità di intervenire fattivamente sul percorso intrapreso. Se, invece, siamo in grado di prendere in mano il nostro allenamento, approfondendo la consapevolezza dei modi e degli obiettivi, aderendo in modo più convinto a ciò che scegliamo o a ciò che ci viene consigliato da chi ci guida, aumentiamo di pari passo la conoscenza della via percorsa e la nostra adesione ad essa. La sensazione di “autoefficacia” che sperimentiamo diventa quindi in grado di incentivare ogni nostro risultato, sia che si parli di corsa che di equilibrio alimentare.

Cerchiamo di non scordare mai che abbiamo tra le mani il timone di un allenamento ben più complesso: quello che ci propone la vita nella sua completezza. E che richiede, più di ogni altro, la nostra convinta partecipazione.


 
< Prec.   Pros. >

Flash news

Prossimi Appuntamenti

Incontri pubblici
Milano - 18.03.2010
A cena con Luca Speciani: parliamo di grassi e colesterolo
Incontri pubblici
Gaggiano - MI - 19.03.2010
Alimentazione e prestazione nell'endurance: corsa, nuoto, ciclismo e sci
Incontri pubblici
Milano - 08.04.2010
A cena con Luca Speciani: i danni delle diete yo-yo
Corsi
Lago di Osiglia (SV) - Da: 22.04.2010 - A: 25.04.2010
Tre giorni, tre sport
Incontri pubblici
Milano - 22.04.2010
A cena con Attilio Speciani: le intolleranze alimentari
Incontri pubblici
Milano - 04.05.2010
A cena con Luca Speciani: alimentazione gara e pre-gara per sport di endurance