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Lo Zen e l'arte di far muovere i nostri figli
Ed. Tecniche Nuove (febbraio 2008), € 19,90
 
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Chi corre è più intelligente? PDF Stampa E-mail
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Luca Speciani   
articolo apparso sulla rivista "Correre" nel numero di Marzo 2006Cambia la stagione, serve nuova linfa. Per vincere la stanchezza che ci prende ai primi tepori, la ricetta è duplice. Cibo sano e attività fisica, per risvegliare il cervello in ogni sua funzione.

Un cervello esoso
Il nostro corpo possiede, a differenza di tutte le altre specie animali, un cervello di notevoli dimensioni, i cui numerosi collegamenti sono alla base delle enormi potenzialità che ci contraddistinguono. Grazie al cervello abbiamo inventato nuovi modi per difenderci dai predatori e per trovare nuove nicchie alimentari. Questo però ha richiesto un prezzo: un 20-25% dell’energia assimilata viene consumata dal nostro sistema nervoso, a fronte di un peso pari a solo il 2% circa (1,2-1,4 kg in un individuo di 70 kg di peso).

Il cervello esercita insomma un diritto di priorità su tutti gli altri organi, un po’ come fanno le banche quando una grande ditta fallisce: prima prendono loro quel che serve, poi il resto se lo dividono gli altri.

Ciò si esprime, dal punto di vista biochimico, con costanti di affinità degli enzimi per il glucosio molto più basse rispetto a quelle espresse da altre cellule. Tradotto in termini volgari significa che il glucosio viene “accalappiato” dalle cellule del cervello (i neuroni) con molta più efficienza rispetto a quanto siano capaci di fare i muscoli. Se c’è poco glucosio, insomma, se lo prende tutto il cervello. 

 

Un cervello dal palato fine
Il cervello non è però solo esoso, ma ha anche gusti raffinati. C’è una “dogana” da passare per accedere ai neuroni, che prende il nome di “barriera emato-encefalica”. Attraverso questa barriera passa solo il glucosio. Il fruttosio, il galattosio e altri zuccheri semplici non passano, se non previa trasformazione. Questo è quanto si è creduto fino a qualche tempo fa, ma recentemente si è scoperto che anche altre piccole molecole erano in grado di attraversare questa barriera, e precisamente l’acido lattico e altri piccoli acidi organici derivanti dall’ossidazione dei grassi, detti genericamente “corpi chetonici”. Perché questi e non altri?

La risposta passa attraverso la comprensione dei motivi per cui il nostro organismo si trova, in certe particolari situazioni metaboliche, ad avere abbondanza di queste sostanze. Quando abbiamo abbondanza di acido lattico e di corpi chetonici? Ovviamente quando corriamo a lungo o intensamente. 

 

Chi corre allena il cervello
Quando corriamo, all’inizio consumiamo le nostre scorte di zuccheri, poi via via che la corsa si prolunga, se il ritmo è sufficientemente lento, incominciamo a consumare anche grassi, producendo residui chetonici. Se poi il ritmo si fa abbastanza sostenuto da mandarci in debito di ossigeno, incominciamo anche ad accumulare acido lattico. Ecco che, semplicemente correndo, abbiamo creato le condizioni grazie alle quali il cervello si trova a dover fare uso di quel “carburante alternativo”: carenza di glucosio e abbondanza di lattati e chetoni. Diventa quindi chiaro come l’utilizzo di questi ultimi non sia altro che una risposta evolutiva alla carenza di glucosio per il cervello, che si difende come può adattandosi a utilizzare gli altri “cibi” disponibili in situazione di carenza del carburante privilegiato. E’ l’ennesima dimostrazione di come l’organismo umano sia perfettamente adattato alla corsa e alle sue conseguenze metaboliche. 

 

Più intelligenti se corriamo?
Il meccanismo di assimilazione di queste sostanze è tra l’altro curioso. Vi sono infatti recettori specifici sui neuroni, deputati all’assunzione dei corpi chetonici, che hanno la caratteristica particolare di essere inducibili, ovvero di aumentare di numero se la presenza di queste sostanze è frequente, o elevata. Questo significa che chi corre abitualmente disporrà di un buon numero di recettori, ovvero che in condizioni di carenza sarà in grado di far funzionare il cervello perfettamente grazie a lattati e chetoni, a differenza della maggior parte delle persone sedentarie. Queste ultime, quando dovranno concentrarsi a lungo, saranno lontane dai pasti, o saranno sottoposte a stress psicofisico, saranno meno lucide e meno efficienti. Il corridore, invece, che disporrà di molti recettori per il “carburante d’emergenza”, potrà nutrire il suo cervello con efficienza ed essere fresco e pronto mentalmente, potendo fare uso delle sue doti mentali più degli altri. Ecco perché molte volte i colleghi di lavoro si stupiscono della nostra capacità di rimanere concentrati a lungo o di sopportare ingenti carichi di lavoro: il nostro cervello è allenato a fare fronte a carenze prolungate di energia, e ad esprimersi al meglio proprio quando gli altri incominciano ad entrare in difficoltà. 

 

E l’alimentazione?
Per il maratoneta avere un cervello “allenato” a consumare chetoni, significa per esempio poter risparmiare durante la gara una quota di glucosio epatico, che diventa così disponibile per i distretti muscolari. E significa anche essere mentalmente più preparati a resistere alle crisi da “muro”. Ma anche l’alimentazione quotidiana può contribuire. Il consumo di legumi, cereali integrali, frutta e verdura, ci regala preziosa fibra, che – elaborata dalla flora batterica intestinale – produce acidi organici (lattico, propionico, butirrico) che possono essere utilizzati dagli stessi recettori cerebrali testé visti. Un abbondante consumo di questi alimenti, abbinato alla presenza di una ricca flora batterica intestinale (occhio quindi agli antibiotici!), può contribuire altrettanto efficacemente a renderci più forti mentalmente. Forse, anche più intelligenti. 

 

Cambio di stagione, aria nuova!
Ecco dunque cosa possiamo fare per sentirci in forma al cambio di stagione e vincere quella stanchezza mentale inspiegabile che ci prende quando incominciamo a percepire le giornate allungarsi. Ci basta infilare le scarpette per respirare aria nuova a pieni polmoni, e arricchire i nostri piatti con cereali integrali, frutta e verdura. Complici i recettori cerebrali dei chetoni, la nostra mente sarà lucida e concentrata, in un equilibrio che solo chi corre è abituato a percepire. Via gli indugi e le esitazioni. Un prato, un parco, un sentiero, e la nostra mente incomincerà a respirare.

Luca Speciani

 

 

vocabolario

 

Enzima proteina in grado di attivare o accelerare una reazione chimica 
Costante di affinità

in un enzima rappresenta la sua maggiore o minore capacità di agire su un certo substrato.

Barriera emato-encefalica

filtro tra sangue e cervello che impedisce il passaggio ad alcune sostanze. 

Recettore

proteina presente sulla cellula in grado di ricevere un segnale o di fare passare certe sostanze.

Recettore inducibile                 recettore il cui numero aumenta in risposta a certi stimoli 
 
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