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Rivista "Correre", sezione BENESSERE, numero di Aprile 2007
Nel numero di “Correre” di Gennaio, Enrico Arcelli ha parlato delle “centrali energetiche del podista”, ricordando molto correttamente come questi preziosi organuli cellulari chiamati mitocondri non vengano ereditati (come tutto il resto dell’organismo) per metà dalla madre e per metà dal padre, ma solo dalla madre, per il semplice motivo che al momento della fecondazione lo spermatozoo non si porta dietro i mitocondri paterni. Il nuovo embrione, quindi, pur con un DNA misto materno-paterno, avrà tuttavia le sue “centrali energetiche” identiche a quelle della madre. La medicina moderna interpreta questo fatto ipotizzando che il mitocondrio non sia altro che un batterio (dotato di DNA proprio) che in epoche primitive è entrato in simbiosi con una cellula più evoluta, per conferirle una grande capacità di trasformazione energetica di grassi e zuccheri. In effetti lo studio microscopico del mitocondrio rivela molte più assonanze con un batterio che con un organulo umano: ha infatti un DNA circolare (tipico dei microrganismi) invece di quello a noi più familiare avvolto nei nostri cromosomi. L’importanza del mitocondrio nella produzione di energia ad ogni livello, ma in particolare a livello muscolare, è noto a chiunque si interessi di sport: cellule povere di mitocondri possono produrre ben poca energia, sviluppano facilmente lattato e vanno rapidamente in ipossia. Molti mezzi di allenamento (lavori intensi e prolungati) sono invece specificamente studiati per incrementare la densità mitocondriale all’interno della cellula. Gli antibiotici sono farmaci che uccidono i batteri all’interno del nostro organismo con diversi mezzi volti a diversificare l’azione tra uomo e microrganismo in modo da fare il minor danno possibile. Molti di questi (ad es. le penicilline) danneggiano la parete cellulare del batterio, diversa da quella della cellula umana. Il possibile danno è quindi solo indiretto (per esempio attraverso l’eliminazione o lo squilibrio della flora batterica intestinale). Vi sono però altri antibiotici (per es. le tetracicline, ma non solo) che lavorano sul DNA batterico, senza danneggiare quello umano. Se pensiamo al fatto che il DNA dei mitocondri è identico nella struttura a quello batterico, ci rendiamo subito conto del fatto che quegli antibiotici, oltre ai danni indiretti potrebbero anche causarne di diretti, danneggiando il DNA mitocondriale e impoverendo le capacità energetiche della cellula nel suo complesso. Un caso clinico “Non vado più” – diceva Giorgio seduto di fronte a me - “non vado più neanche se mi prendono a calci; dopo quella influenza mi è proprio successo qualcosa…”. Due mesi prima aveva avuto una forma febbrile accompagnata da tosse, proprio prima di un viaggio di lavoro. Decise di prendere degli antibiotici “per cautela”, ma tra un volo e l’altro la “cautela” durò quasi 15 giorni, e Giorgio finì il suo giro stremato e con l’aggiunta di una potente diarrea. Vitamine del gruppo B e fermenti lattici lo aiutarono a riequilibrare almeno l’intestino, ma la stanchezza sembrava non finire più. Quando arrivò da me gli dissi ridendo che una delle tipiche domande dell’esame di Fisiologia della facoltà di Medicina è: “con che cosa respiriamo?”. Non solo con i polmoni, ovviamente: la vera respirazione, cioè la trasformazione energetica che consente di utilizzare ossigeno, avviene a livello dei mitocondri, nel profondo di ogni cellula. I mitocondri sono i nostri veri polmoni, e quando li lesioniamo, per esempio con molti farmaci, è difficile recuperarli. Gli antibiotici rovinano il DNA (tanto da essere correlati con la crescita di alcune forme tumorali) e, come le statine, interferiscono con il coenzima Q10, un antiossidante indispensabile per la funzione energetica. Chiesi a Giorgio di prendere dei minerali a base di Manganese e gli prescrissi del coenzima Q10 e dell’inositolo (vitamina B7, con una specifica azione di riequilibrio del mitocondrio). Nel giro di pochi giorni riprese appetito, energia e allenamenti, e nonostante i due mesi di “fermo involontario” riuscì a recuperare rapidamente la forma. In sintesi: non abusiamo di alcun tipo di antibiotico a cuor leggero. Gli antibiotici non hanno alcuna utilità in caso di affezioni virali (raffreddore, influenza), e anche quando sono utili (infezioni batteriche) devono essere usati solo se realmente necessari, senza autoprescrizioni e sotto attento controllo medico. Questo discorso assume ancora maggior valore per l’atleta. Lasciamo gli antibiotici ai medici per i casi di stretta necessità. E in tutti gli altri casi concediamo al nostro sistema immunitario la possibilità di combattere e di fortificarsi per diventare, ogni giorno, un po’ più forti dentro.
Attilio e Luca Speciani VOCABOLARIO | DNA | è il materiale di cui sono fatti i nostri cromosomi, il nostro codice genetico | | Ipossia | carenza o mancanza di ossigeno. | |