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Nella maratona che consacra per la prima volta un vincitore maschile europeo (portoghese), dopo cinque successi africani consecutivi, Milano si rinnova su tutti i livelli, segnando a suo favore un ottimo successo organizzativo e di pubblico, come forse pochi si aspettavano dopo le uova e i clacson dell’anno passato. La prima novità che saltava all’occhio in questa edizione era rappresentata dal nuovo percorso. Veniva per la prima volta abbandonato il classico “anello”, per portare invece gli atleti fuori città nella parte centrale della gara, riportandoli infine in piazza Duomo per l’arrivo. Molti hanno criticato questa scelta: “Allontana la maratona dalla città”, “E’ una sconfitta verso quelli che vogliono cacciare lo sport fuori dal centro”, “Ci troveremo soli a correre sui navigli..”. La mia testimonianza è quella di uno che le Milano marathon le ha corse o vissute tutte: non solo il nuovo percorso è bellissimo, ma non ho mai visto così tanto pubblico ai lati della strada, come quest’anno. E non un pubblico silenzioso, casualmente sul posto, ma un pubblico festante, che incitava. E tante volte ho sentito gridare il mio nome (“dài, Luca!”) da gente che nemmeno conoscevo. E’ da non credere. Girando a 3’55/km si era creato un gruppo di 30-40 atleti. Neanche a New York si riesce ad essere così aiutati girando a quei ritmi. E questo la dice lunga sul valore tecnico di una gara, che pure conta un settimo degli iscritti dell’altra. Quale il miracolo dunque? Per la prima volta quello di avere coinvolto la città e le sue istituzioni. Grandi cartelli campeggiavano sulle strade avvisando dei possibili disagi del 4/12. L’ATM offriva i biglietti per l’intero giorno. E nei due mesi precedenti l’evento, ogni domenica c’era una gara gemellata, suggerita per prepararsi a ben figurare. Insieme a tutto questo: incontri informativi, corsa per i bambini, giornate di test per chi voleva avvicinarsi alla corsa. Questo è ciò che un’organizzazione degna di questo nome può e deve fare per coinvolgere un’intera città in un evento sportivo di massa. Questo è ciò che ogni sportivo si aspetta dalla maratona della propria, grande, città. Luca Speciani |