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Allenarsi con il caldo: come non uscirne scottati PDF Stampa E-mail
(1 voto)
di Luca Speciani   
Quali sono le gare più adatte per abituarsi al caldo? E quali i criteri su cui impostare gli allenamenti?

Ogni tanto vale la pena ricordare che i mesi caldi sono molto particolari riguardo all’allenamento. L’estate infatti è un periodo inadatto a lavori impegnativi dal punto di vista qualitativo e quantitativo.

Questo non vuol dire  tirare i remi in barca e magari lasciar decadere un buon livello di forma fisica. Semplicemente è il momento per inserire gare veloci, lavori di potenziamento o curare particolarmente la tecnica di corsa.

Si può approfittare per inserire nell’allenamento delle gare notturne, suggestive e senza l’assillo delle alte temperature. O magari degli allenamenti sulla sabbia o in montagna, approfittando delle prossime vacanze.

Possiamo contare su giornate più lunghe e quindi liberarci in qualche occasione della schiavitù del crono o andarci a cercare quelle salite più lunghe che non abbiamo vicino casa. Insomma, lavorare senza un piano preciso e rigidamente impostato, ci permette di inserire anche lavori vari, ad esempio di nuoto o bicicletta.

Un’idea pratica: impostare un solo lavoro chiave alla settimana (o due), ed associare gli altri a sensazione, con più libertà. Oppure un altro ottimo metodo consiste nel lavorare su una “settimana lunga”, diluendo i lavori su 10 giorni.

Insomma è il momento per sentirsi la briglia un po’ più sciolta sul collo ed organizzarsi secondo le esigenze e possibilità, anche familiari e conviviali, del periodo.

Ci tengo poi a ribadire il concetto di isofatica, importantissimo, ma spesso ostico da accettare, soprattutto per i più condizionati da una mentalità fortemente competitiva: è inutile, anzi devastante, pensare in questi periodi, di riuscire SEMPRE a tenere i nostri ritmi consueti!

Dobbiamo ricordare che le alte temperature, e più ancora un elevato tasso di umidità nell’aria, fanno decadere le prestazioni in maniera consistente. Occhio quindi a tener costante lo SFORZO, più che le velocità: ogni prestazione ha un valore maggiore, e quindi è più allenante, se ottenuta in condizioni difficili.

Alla recente maratona di Padova ho avuto occasione di verificare per l’ennesima volta, come lo sforzo sulla lunga distanza sia condizionato in maniera accentuatissima da afa e sole diretto, fino al punto di incidere in maniera notevole anche su runner di alto livello.

Il consiglio è quindi, anche in gara, di assestarsi su ritmi sostenibili (soprattutto nella prima parte di gara) e puntare poi sulla tenuta per ottenere alla fine una prestazione in crescendo o almeno senza crolli improvvisi nella seconda parte.

 
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